Leggo Carlo Collodi perché con “le
avventure di Pinocchio” ritorno bambino;
leggo Miguel de Cervantes perché non si può non amare “Don Chisciotte
della Mancia”;
leggo Michel de Montaigne perché è saggio;
leggo Federico de Roberto perché ha scritto un bellissimo romanzo storico: i
Vicerè;
leggo F. Dostoevskij per capire che in ogni essere umano c’è l’aspirazione ad un mondo
migliore;
leggo Sandor Marai perché è raffinato;
leggo Guido Ceronetti perché è dissacrante;
leggo Ennio Flaiano perché è illuminante;
leggo Hermann Hesse perché è spirituale;
leggo Luciano De Crescenzo perché è simpatico;
leggo Gabriele D’Annunzio perché è solenne;
leggo Erri De Luca perché scrive come parla;
leggo Raffaele la Capria perché è l’unico napoletano che mal digerisce la “napoletanità”;
leggo Robert Walser perché voleva essere uno “zero assoluto”;
leggo Erasmo da Rotterdam (l’elogio
della pazzia) perchè bisogna essere pazzi per essere felici;
leggo Anna Frank perché il suo “diario” mi fa piangere;
leggo W. Goethe perché posso viaggiare senza partire con il suo“Viaggio in Italia”;
leggo Ivan Goncarov (Oblomov) perché amo l’ozio e la lentezza;
leggo Antonio Gramsci (Lettere dal carcere) perché la scrittura ti
salva dall’isolamento;
leggo Primo Levi (Se questo è un uomo) per non dimenticare l’orrore di cui è capace l’animo
umano;
leggo Alberto Moravia perché mi ricorda gli anni della mia giovinezza;
leggo Fernando Pessoa perché descrive le sue inquietudini, che sono anche
le mie;
leggo Elsa Morante de “L’sola di Arturo” perché amo Procida;
leggo J. D. Salinger perché con “Il giovane Holden” cavalco
le mie (poche) ribellioni adolescenziali;
leggo Herman Melville perché mi piace “lo scrivano Bartleby” che dice sempre di No;
leggo Lucio Anneo Seneca perché non mi stanco mai di leggere le “Lettere
a Lucilio”;
leggo Italo Svevo perché mi rispecchio nei suoi personaggi inetti;
leggo Cesare Pavese perché non si può non leggerlo;
leggo Carlo Levi perché “Cristo si è fermato a Eboli”;
leggo Marcel Proust perché è il più grande, e proprio per questo faccio
fatica a leggerlo;
leggo Antonio Tabucchi perché mi ha fatto conoscere Pessoa;
leggo G. Tomasi di Lampedusa perché ha scritto “Il Gattopardo”, quello
del tutto cambia affinché nulla cambi;
leggo Franco Arminio perché è il poetico paesologo dei nostri tempi;
leggo Vladimir Nabokov perché “Lolita” si legge almeno una volta
nella vita;
leggo Oscar Wilde perché “Il ritratto di Dorian Gray” è un
libro meraviglioso;
leggo Lalla Romano perché ti fa navigare “nei mari estremi”;
leggo Arthur Schopenhauer perché è pessimista;
leggo Vittorino Andreoli perché è un pessimista che illumina;
leggo Thomas Mann perché è un grande scrittore;
leggo Henry Thoreau perché “l’uomo che
viaggia solo può partire oggi; ma chi viaggia in compagnia deve aspettare che
l’altro sia pronto”;
leggo Ernst Gombrich perché nessuno,
meglio di lui, sa raccontare la bellezza;
leggo Sibilla Aleramo perché era una
donna affascinante ed ha scritto “Una donna”;
leggo Giorgio Bassani perché
continuo ad amare i suoi libri;
leggo Gian Piero Bona perché “Il
silenzio delle cicale” è un romanzo di rara bellezza;
leggo Vitaliano Brancati perché è
l’ironico cantore del “gallismo italico”;
leggo Gesualdo Bufalino per il
suo stile colto e raffinato;
leggo Dino Buzzati perché “Il
deserto dei tartari” celebra l’attesa, che oggi abbiamo smarrito;
leggo Vincenzo Cardarelli perché
non esistono più poeti come lui;
leggo Serge Latouche perché la
“decrescita felice” può salvare il pianeta e migliorare la qualità della vita;
leggo Italo Calvino perché bisogna
leggere sempre i classici perché “un classico non ha mai finito di dire quel
che ha da dire”. Parola di Calvino.
leggo….