Credo che per
scrivere un libro nel terzo millennio – e mi riferisco soprattutto a chi si
azzarda a pubblicare la sua prima opera letteraria - occorra avere davvero
tantissimo coraggio. O tanta superbia, a seconda dei punti di vista. Basta
entrare in una qualsiasi libreria, anche la più piccola, per accorgersi che il
mondo non ha bisogno di un nuovo libro.
Tutto ciò che
c’era di importante da scrivere, secondo me, è stato già scritto. Mi riferisco,
naturalmente, alla buona letteratura e non alla spazzatura che oggi imperversa;
e penso al libro come spazio della fantasia e non come semplice prodotto di
mercato. Chi ha un po’ di dimestichezza con i libri sa dove cercare e dove
attingere, perché esistono buone riserve, grazie ai grandi autori del passato
che hanno lasciato opere indispensabili per la nostra formazione culturale. Con
questo non voglio dire che non si debba più scrivere o che non ci siano giovani
talenti in grado di fare ancora buona letteratura: me ne guardo bene da una
simile affermazione. Però quello che vedo in giro mi lascia molto perplesso e
mi induce a fare questa riflessione. Mi domando, quindi, perché mai dovremmo
leggere un romanzo di Giovanni Floris, che sarà pure un bravo giornalista, ma
non credo abbia la stoffa dello scrittore; Gigi Buffon è senz’altro uno dei più
grandi portieri della storia del calcio, ma non si dovrebbe avventurare in
campi che non gli appartengono; Matteo Renzi continui pure a fare politica – se
proprio non sa che fare - ma lasci perdere la carta stampata. L’elenco dei
nuovi scrittori sarebbe lunghissimo, ma mi fermo qui. Se dovessi dare un consiglio
a questi personaggi famosi, direi loro: cercate di fare bene il vostro
mestiere, provate a leggere qualche libro in più e risparmiateci le vostre
opere letterarie. Oggi fanno letteratura - sto usando una parola grossa –
soprattutto i volti noti della televisione e della carta stampata i quali - se
non fossero tali - venderebbero tanti libri quanti ne potrebbe vendere il mio
amico macellaio, qualora decidesse di abbandonare i quarti di bue per darsi
alla scrittura. E lo dico senza nulla togliere a chi mi fornisce dell’ottima
carne, perché sono sicuro che lui ha più talento dei tanti
personaggi noti, le cui facce sorridenti spuntano dalla quarta di copertina dei
loro “capolavori” in mostra nelle vetrine delle librerie.
E’ sempre attuale
quel motto di Leopardi che recita: “è più facile ad un libro mediocre
d’acquistare grido per virtù di una fama già ottenuta dall’autore, che ad un
autore di venire in reputazione per mezzo di un libro eccellente”. Se
questo assunto era già valido ai tempi del poeta di Recanati, figuriamoci oggi
che viviamo perennemente in una sorta di società dello spettacolo: se non sei
un volto conosciuto, anche se hai ottime qualità, vieni inevitabilmente
tagliato fuori dal mercato editoriale perché gli editori, quelli importanti,
hanno ormai abdicato alle loro responsabilità culturali. Il personaggio famoso
fa vendere, e chissenefrega della
qualità dei libri e della scrittura. Ma va detto che se attualmente prolificano
tanti scribacchini – alcuni dei quali non sarebbero capaci di scrivere neanche
la lista della spesa - è perché esiste sul mercato una figura molto ricercata a
cui si rivolgono questi geni con velleità letterarie: è lo “scrittore
fantasma”. Si tratta di un autore che sa usare molto bene la penna; costui non
scrive per sé ma per gli altri e cioè per quelli già famosi e per le grandi
personalità del mondo dello spettacolo e della televisione. Tra questi spicca
un talentuoso e scaltro scrittore inglese, tal Andrew Crofts, il quale ha
capito molto bene il sistema ed ha scoperto il modo per fare un po’ di soldi scrivendo
libri per i suoi clienti più importanti e popolari. E’ un perfetto sconosciuto
questo Crofts, il suo nome infatti non appare mai in copertina. Ha pubblicato,
in quarant’anni di carriera, oltre ottanta libri molti dei quali hanno scalato
le classifiche di vendita inglesi, con decine di milioni di copie vendute.
Viene contattato da editori, agenti letterari, da vip e romanzieri, anche
sconosciuti (un migliaio di richieste annuali): e lui - attraverso la storia
che gli viene commissionata e guardando il mondo con gli occhi di un altro,
ossia “l’autore” del libro – scrive senza sosta oscurando il suo nome. Elabora
in media tre libri all’anno e al suo cliente chiede “soltanto” 130.000 euro per
ogni libro pubblicato. Vi consiglio, però, di non provarci perché se non siete delle
star, se non avete partecipato neanche a un “grande fratello” e non siete mai
stati ospiti a “che tempo che fa”, rischierete di buttare al vento molti soldi,
perché il libro – seppure fosse scritto dal re dei bestseller Andrew Crofts –
lo comprerebbero solo i vostri familiari: quelli più stretti.












