Non sono mai stato un
“viaggiatore”, nell’accezione più nobile del termine, e devo dire che non mi sento
neanche un “turista” nel suo significato più moderno. Quando viaggio (ed i miei
non sono lunghi spostamenti verso i “paradisi” tropicali dell’Oceano Pacifico, o
verso le destinazioni più ambite dell’Europa o dell’America, tanto per
intenderci), mi considero un “visitatore dell’anima”: ho bisogno di
identificarmi nel luogo che mi ospita e non devo sentirmi né spaesato né straniero. Luoghi dove
posso ritrovare me stesso, le mie origini storiche, sociali e culturali: insomma
il mio paese. E l’Italia tutta, con le sue città d’arte ed i suoi innumerevoli
borghi e paesi ricchi di storia e di fascino, non può essere che il mio
esclusivo luogo dell’anima. Più che “andare” in capo al mondo, pertanto, amo “ritornare”
in posti a me cari e conosciuti, che io considero più seducenti di quelle mete
esotiche o di quelle località alla moda che si trovano sempre altrove, lontane,
in un sud del mondo sempre più a sud. Non credo che si possa vedere e godere
meglio e di più, viaggiando lontano, verso paesi stranieri. Le nostre località
di mare, dalla Sicilia al Conero, dalle Cinque Terre alla Costa Smeralda sono
forse meno belle e attraenti delle Seychelles o di Acapulco? Eppure, c’è chi è
stato alle Maldive e non conosce Capri e la Costiera Amalfitana, c’è chi va a
New York senza avere mai visto Todi, che proprio gli americani considerano il
luogo più vivibile del pianeta. D’altra parte c’è chi ha visitato il museo del
Prado a Madrid e non ha mai messo piede nella Galleria degli Uffizi a Firenze.
E’ come dire che l’erba del vicino è sempre più verde. A volte ho l’impressione
che a “casa nostra” le attese di ognuno di noi si indeboliscano e si lascino
fuorviare. Viviamo in posti circondati dalla bellezza artistica e
paesaggistica, eppure questa bellezza a volte ci sfugge, non la cogliamo, non
la conosciamo, andiamo all’estero a scoprire qualche rudere, senza aver mai ammirato
i templi di Paestum o gli scavi di Pompei. Siamo convinti di avere già visto,
nel paese più bello del mondo (il nostro), tutto quello che c’è da vedere. Ma
non basta una vita per visitare l’Italia: e noi ne abbiamo una sola, di vita. L’abitudine
a non guardare la bellezza che ci appartiene e che il mondo intero ci invidia,
l’esterofilia da cui sembriamo afflitti e, soprattutto, certe mode e certe
pubblicità che impazzano, ci hanno resi ciechi e insensibili. “Il fatto è che
sono pochi quelli che sanno essere felici dove si trovano – diceva lo scrittore
statunitense George Washington Irving - da
qui deriva il desiderio di essere dove non sono, da qui la mania del moto
perpetuo. Solo dopo avere sacrificato più e più volte ogni comodità alla
passione per i viaggi siamo in grado di apprezzare la dulce domum". E qual è la “dolce casa” se non l’Italia?
Facevo queste considerazioni
mentre mi trovavo sul pullman (quando giro preferisco i mezzi pubblici, in primis
il treno…la macchina non mi permette di guardare), che aveva da poco lasciato la
pianura attorno a Rimini e mi stava portando nello Stato più antico del mondo,
appollaiato da oltre 17 secoli sul monte Titano tra la Romagna e le Marche: la
Repubblica di San Marino. Mi accingevo a varcare, per la prima volta, i confini
di uno stato estero. Si, non sono mai stato all’estero, avendo sempre dato la
preferenza all’Italia.
“Questo piccolo, libero stato
– scriveva nel 1792 il poeta tedesco Friedrich Leopold Stolberg che l’aveva
visitato - sarebbe ben più celebre delle grandi nazioni, se la virtù e
l'innocenza, piuttosto che la pompa ed il vizio, costituissero oggetto
d'ammirazione degli uomini”. Parole che mi trovano d’accordo. La tradizione fa
risalire la sua fondazione al 3^ sec. d.c. quando un tagliapietre della
Dalmazia – un tal Marino che poi sarebbe diventato santo - per sfuggire alle
persecuzioni contro i cristiani disposte dall’imperatore romano Diocleziano, si
rifugiò sulla cima di questa montagna per viverci da eremita. Le sue dure
privazioni fisiche e morali ed i miracoli che gli vennero attribuiti, lo resero
ben presto popolare, tant’è che una principessa del posto, conquistata dalla
sua estrema scelta di vita e dalla sua santità, gli donò la montagna su cui lui
fondò una piccola comunità cristiana che prese il suo nome.

Mentre il pullman sembrava
arrampicarsi con fatica verso l’alto, quasi a scalare il cielo, mi si aprivano
davanti vedute estese e spettacolari che si allargavano verso il mare Adriatico,
in lontananza. Alcune delle case sembravano scolpite nelle rocce o costruite
con le rocce stesse, qualcuna appariva come un nido di aquile tra le fenditure della
montagna, sulla cui sommità appuntita svettavano tre rocche fortificate, ad una
certa distanza l'una dall'altra, collegate fra loro con dei camminamenti, le
cui torri sembravano sfidare il cielo.
Il borgo, silenzioso e
tranquillo nonostante la folla che lo anima, sembra essere stato creato apposta
per sfuggire alle sirene della modernità più sfrenata, e riconduce subito alle
sue antiche origini ed alla storia del suo
fondatore eremita. Stradine e angoli suggestivi, a strapiombo sulla
valle sottostante, sembrano inghiottirti per liberarti all’improvviso in ampi
spiazzi, da dove lo sguardo si perde con ammirazione in lontananza verso
Faenza, Forlì, Cesena, Rimini, San Leo, Pesaro, Urbino, Ancona, fino ad
arrivare sulle coste della Dalmazia e su quell’oceano di montagne che è l’Appennino
tosco-romagnolo. Il luogo ti dispone alla pace, alla meditazione ed alla
tranquillità dell’animo, allontana le preoccupazioni che corrodono il corpo e
rimuove i timori che avvelenano la mente. Se solo per un attimo si riuscisse a
non vedere i tanti turisti che impugnano un telefonino come un’arma filmando
senza guardare nulla (guarderanno, poi, a casa), la magica atmosfera del posto
ti catapulterebbe nel suo lontano passato. E allora ti chiedi come sia stato possibile
che una delle Repubbliche più piccole del mondo abbia potuto mantenere, nel
corso dei secoli, la sua libertà e la sua autonomia e sia sfuggita a guerre e a
contrasti politici, fatali a tanti grandi imperi dell’Europa, in nome di un
diritto “nemini teneri” (non
dipendere da nessuno) proclamato dallo stesso San Marino. Una terra
meravigliosa che vanta una straordinaria tradizione di ospitalità e che non ha
mai negato aiuti e diritto di asilo a nessuno. La sua triplice cerchia muraria
racchiude un ricco patrimonio di beni architettonici, tra piazze che si aprono
su panorami incantevoli, antichi palazzi in pietra, chiese, musei e case che
conservano il loro aspetto medievale. Su una delle piazze più belle si erge
maestoso e severo il Palazzo Pubblico, dove si svolgono le cerimonie ufficiali
dello Stato. Ho avuto modo di parlare, durante la mia breve permanenza a San
Marino, con alcuni suoi abitanti e devo dire che sono rimasto colpito dai loro
sentimenti: l’ orgoglio di appartenere ad una piccola e singolare comunità
riconosciuta come stato sovrano ed il legame che li tiene uniti alla grande
madre patria, l’Italia.