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lunedì 16 settembre 2019

Il mio primo viaggio all'estero



Non sono mai stato un “viaggiatore”, nell’accezione più nobile del termine, e devo dire che non mi sento neanche un “turista” nel suo significato più moderno. Quando viaggio (ed i miei non sono lunghi spostamenti verso i “paradisi” tropicali dell’Oceano Pacifico, o verso le destinazioni più ambite dell’Europa o dell’America, tanto per intenderci), mi considero un “visitatore dell’anima”: ho bisogno di identificarmi nel luogo che mi ospita e non devo  sentirmi né spaesato né straniero. Luoghi dove posso ritrovare me stesso, le mie origini storiche, sociali e culturali: insomma il mio paese. E l’Italia tutta, con le sue città d’arte ed i suoi innumerevoli borghi e paesi ricchi di storia e di fascino, non può essere che il mio esclusivo luogo dell’anima. Più che “andare” in capo al mondo, pertanto, amo “ritornare” in posti a me cari e conosciuti, che io considero più seducenti di quelle mete esotiche o di quelle località alla moda che si trovano sempre altrove, lontane, in un sud del mondo sempre più a sud. Non credo che si possa vedere e godere meglio e di più, viaggiando lontano, verso paesi stranieri. Le nostre località di mare, dalla Sicilia al Conero, dalle Cinque Terre alla Costa Smeralda sono forse meno belle e attraenti delle Seychelles o di Acapulco? Eppure, c’è chi è stato alle Maldive e non conosce Capri e la Costiera Amalfitana, c’è chi va a New York senza avere mai visto Todi, che proprio gli americani considerano il luogo più vivibile del pianeta. D’altra parte c’è chi ha visitato il museo del Prado a Madrid e non ha mai messo piede nella Galleria degli Uffizi a Firenze. E’ come dire che l’erba del vicino è sempre più verde. A volte ho l’impressione che a “casa nostra” le attese di ognuno di noi si indeboliscano e si lascino fuorviare. Viviamo in posti circondati dalla bellezza artistica e paesaggistica, eppure questa bellezza a volte ci sfugge, non la cogliamo, non la conosciamo, andiamo all’estero a scoprire qualche rudere, senza aver mai ammirato i templi di Paestum o gli scavi di Pompei. Siamo convinti di avere già visto, nel paese più bello del mondo (il nostro), tutto quello che c’è da vedere. Ma non basta una vita per visitare l’Italia: e noi ne abbiamo una sola, di vita. L’abitudine a non guardare la bellezza che ci appartiene e che il mondo intero ci invidia, l’esterofilia da cui sembriamo afflitti e, soprattutto, certe mode e certe pubblicità che impazzano, ci hanno resi ciechi e insensibili. “Il fatto è che sono pochi quelli che sanno essere felici dove si trovano – diceva lo scrittore statunitense  George Washington Irving - da qui deriva il desiderio di essere dove non sono, da qui la mania del moto perpetuo. Solo dopo avere sacrificato più e più volte ogni comodità alla passione per i viaggi siamo in grado di apprezzare la dulce domum". E qual è la “dolce casa” se non l’Italia?

Facevo queste considerazioni mentre mi trovavo sul pullman (quando giro preferisco i mezzi pubblici, in primis il treno…la macchina non mi permette di guardare), che aveva da poco lasciato la pianura attorno a Rimini e mi stava portando nello Stato più antico del mondo, appollaiato da oltre 17 secoli sul monte Titano tra la Romagna e le Marche: la Repubblica di San Marino. Mi accingevo a varcare, per la prima volta, i confini di uno stato estero. Si, non sono mai stato all’estero, avendo sempre dato la preferenza all’Italia.
“Questo piccolo, libero stato – scriveva nel 1792 il poeta tedesco Friedrich Leopold Stolberg che l’aveva visitato - sarebbe ben più celebre delle grandi nazioni, se la virtù e l'innocenza, piuttosto che la pompa ed il vizio, costituissero oggetto d'ammirazione degli uomini”. Parole che mi trovano d’accordo. La tradizione fa risalire la sua fondazione al 3^ sec. d.c. quando un tagliapietre della Dalmazia – un tal Marino che poi sarebbe diventato santo - per sfuggire alle persecuzioni contro i cristiani disposte dall’imperatore romano Diocleziano, si rifugiò sulla cima di questa montagna per viverci da eremita. Le sue dure privazioni fisiche e morali ed i miracoli che gli vennero attribuiti, lo resero ben presto popolare, tant’è che una principessa del posto, conquistata dalla sua estrema scelta di vita e dalla sua santità, gli donò la montagna su cui lui fondò una piccola comunità cristiana che prese il suo nome.


Mentre il pullman sembrava arrampicarsi con fatica verso l’alto, quasi a scalare il cielo, mi si aprivano davanti vedute estese e spettacolari che si allargavano verso il mare Adriatico, in lontananza. Alcune delle case sembravano scolpite nelle rocce o costruite con le rocce stesse, qualcuna appariva come un nido di aquile tra le fenditure della montagna, sulla cui sommità appuntita svettavano tre rocche fortificate, ad una certa distanza l'una dall'altra, collegate fra loro con dei camminamenti, le cui torri  sembravano sfidare il cielo.

Il borgo, silenzioso e tranquillo nonostante la folla che lo anima, sembra essere stato creato apposta per sfuggire alle sirene della modernità più sfrenata, e riconduce subito alle sue antiche origini ed alla storia del suo  fondatore eremita. Stradine e angoli suggestivi, a strapiombo sulla valle sottostante, sembrano inghiottirti per liberarti all’improvviso in ampi spiazzi, da dove lo sguardo si perde con ammirazione in lontananza verso Faenza, Forlì, Cesena, Rimini, San Leo, Pesaro, Urbino, Ancona, fino ad arrivare sulle coste della Dalmazia e su quell’oceano di montagne che è l’Appennino tosco-romagnolo. Il luogo ti dispone alla pace, alla meditazione ed alla tranquillità dell’animo, allontana le preoccupazioni che corrodono il corpo e rimuove i timori che avvelenano la mente. Se solo per un attimo si riuscisse a non vedere i tanti turisti che impugnano un telefonino come un’arma filmando senza guardare nulla (guarderanno, poi, a casa), la magica atmosfera del posto ti catapulterebbe nel suo lontano passato. E allora ti chiedi come sia stato possibile che una delle Repubbliche più piccole del mondo abbia potuto mantenere, nel corso dei secoli, la sua libertà e la sua autonomia e sia sfuggita a guerre e a contrasti politici, fatali a tanti grandi imperi dell’Europa, in nome di un diritto “nemini teneri” (non dipendere da nessuno) proclamato dallo stesso San Marino. Una terra meravigliosa che vanta una straordinaria tradizione di ospitalità e che non ha mai negato aiuti e diritto di asilo a nessuno. La sua triplice cerchia muraria racchiude un ricco patrimonio di beni architettonici, tra piazze che si aprono su panorami incantevoli, antichi palazzi in pietra, chiese, musei e case che conservano il loro aspetto medievale. Su una delle piazze più belle si erge maestoso e severo il Palazzo Pubblico, dove si svolgono le cerimonie ufficiali dello Stato. Ho avuto modo di parlare, durante la mia breve permanenza a San Marino, con alcuni suoi abitanti e devo dire che sono rimasto colpito dai loro sentimenti: l’ orgoglio di appartenere ad una piccola e singolare comunità riconosciuta come stato sovrano ed il legame che li tiene uniti alla grande madre patria, l’Italia.

13 commenti:

  1. il tuo "estremismo" mi intenerisce e in parte lo condivido, di qua dalle Alpi ci sono i tesori più belli e spesso poco conosciuti.
    Ma quella stessa schiera di montagne e tutta quell'acqua attorno a noi costituiscono per me un invito ad andare oltre, per assaggiare l'erba dei vicini.
    Lo spostamento da un luogo all'altro deve avvenire con lentezza e qualche fatica, un'auto che salga piano ai passi alti delle Alpi, un trenino rosso che ti porti tra i ghiacciai svizzeri, una nave che ti consegni senza fretta alla costa dalmata o a un'isola greca, una bicicletta che ti faccia pedalare fino in Istria o in Provenza. Qualunque mezzo che ti conduca poco alla volta fuori dai confini senza che vada troppo lontano, quindi non l'aereo nè il percorso rapido in autostrada, perchè l'andare e non l'arrivo è la parte migliore del viaggio.
    ml

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    1. In fondo, caro Carlo - nonostante l’ "estremismo" italico che mi contraddistingue - il tuo andare con lentezza è anche il mio, con due sole eccezioni: non vado in bicicletta e i "ghiacciai svizzeri" (perdonami!) mi piace ammirarli solo in fotografia. Sono un "campagnolo" che non raggiunge certe altezze, che ama soprattutto quei piccoli luoghi fuori dai circuiti turistici, per nulla celebrati dalla ribalta dei mass media e dei social, dove è possibile dare un senso al proprio "viaggio", ritrovare se stessi, assistiti dalla bellezza dell’arte. E tu lo sai bene che non bisogna andare molto lontano per ritrovare tutto ciò. E pur essendo un campagnolo, mi piace anche il mare – nonostante non sappia nuotare - ma quello senza troppi bagnanti rumorosi e vocianti, senza le comitive di amici e parenti con i cellulari sempre connessi che straparlano sotto l’ombrellone. E senza andare alle Maldive - visto che abbiamo circa ottomila chilometri di coste bellissime - un posticino dove meditare, appartato e silenzioso, si può sempre trovare. Certo, al ritorno, non potrò raccontare agli amici, facendoli crepare di invidia, le magnificenze esotiche viste oltre Oceano… :-)
      Un caro saluto

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  2. viaggiare deve soprattutto essere un'esperienza a suo modo "segnante". a 10 chilometri da casa e non per forza a 10mila. (ma le due distanze non si escludono a vicenZa)

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    1. Il piacere del viaggio a volte dipende non tanto dalla destinazione scelta quanto dalla rappresentazione mentale con cui l’affrontiamo. Se non fossimo sempre distratti e sapessimo vivere il territorio in cui abitualmente ci muoviamo con lo stesso spirito del “viaggiatore”, probabilmente scopriremmo certe bellezze che quotidianamente ci sfuggono, non meno interessanti di quelle che andiamo, poi, a cercare lontano da noi

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  3. Mi piace questo tuo modo di raccontare il viaggio. Lo condivido
    Antonio

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  4. Grazie Antonio per l'apprezzamento

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  5. Porta a molte riflessioni questo tuo post,tra cui la predisposizione interiore alla contemplazione delle bellezze che sono dentro casa,quella "casa" che la rappresenta il nostro spirito interiore e la madre patria.Sono però anche dell"idea che non necessariamente uno possa escludere l'altro,nel senso che quanto si ha la capacità di emozionarsi dentro... è bello estendere l'emozione su altri posti che hanno in comune lo stesso "tramonto" !

    Però devo ammettere che conosco la sensazione sulle nostre bellezze...un po come un lettore che viaggia leggendo tanti post(i) e che riconosce la casa o la tua penna!

    Buona giornata !


    L.

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    1. Si, il mio post porta a molte riflessioni…Per esempio, potrei ancora dirti che, per quanto lontano possiamo andare, non andiamo mai oltre le nostre sensazioni, le nostre conoscenze, la nostra sensibilità ed il nostro modo di guardare. Quindi a Madrid come a Roma, in America come in Asia, siamo sempre dentro noi stessi e non ci allontaniamo mai dalle nostre conoscenze. E di conseguenza vediamo solo quello che siamo e sappiamo. Se io vado a Londra senza sapere nulla di quella città e del suo popolo, io non potrò dire di aver visitato Londra. Sono comunque d’accordo con te quando dici che “è bello estendere l'emozione su altri posti che hanno in comune lo stesso "tramonto". Ed io mai mi sentirei di affermare che una volta visitata Roma o Firenze, non ha senso visitare Parigi o Budapest. Però mi sento di sostenere un principio, che poi era l’intendimento del mio post e cioè: non possiamo visitare Parigi o Budapest se prima non abbiamo visto Roma e Firenze.
      Grazie L. per il tuo commento e buona giornata a te

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    2. "potrei ancora dirti che, per quanto lontano possiamo andare, non andiamo mai oltre le nostre sensazioni, le nostre conoscenze, la nostra sensibilità ed il nostro modo di guardare"


      Si ... sento che sia esattamente come da te scritto, ma allo stesso tempo penso anche a chi interiormente così non è...a chi dà poca importanza alla sensibilità e all'ascolto interiore,non riuscendo a guardare la parte più profonda di se stessi anche il viaggio esteriore in qualsiasi posto si vada è destinato ad avere quel valore ,tranne che per quei pochi dettagli materiali di cui non si riesce a fare a meno .Uno tra questi, i cellulari super accessoriati!

      Mi è rimasta nel cuore Bratislava, borghi antichi e bellezza negli abitanti,una nonna in particolare che dalle foglie di granturco e pezzetti di legno faceva magie e quel sorriso che aveva, cercando di farmi capire a parole e gesti la bravura della sua arte!

      Buonaserata e grazie a te.


      L.

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    3. Condivido le tue parole. Grazie ancora e buona serata a te

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  6. "c’è chi va a New York senza avere mai visto Todi"

    NYC 2 volte, Todi credo di non esserci mai stato, ma sono stato a Orvieto.

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    1. Io sono stato a Todi e a Orvieto...ma anche a Gubbio, Perugia, Assisi, Spoleto, Narni, Gualdo Tadino, Terni. L'Umbria è meravigliosa, un luogo dell’anima dove potrei vivere felice. A New York, no...un posto che non mi appassiona e dove non potrei mai stare, perché mi inquieta
      Ciao Francesco, e quando tornerai per la 3 volta a NYC, salutamela :-)

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