sabato 26 settembre 2026

Il mondo visto da un balcone

 


Non potrei vivere in una casa senza un balcone. E quando mi trovo nella mia casetta nel Cilento - che sia bello o brutto tempo - è mia abitudine starmene seduto lì, su quel balconcino, immerso nei miei pensieri, in una sorta di muto e solitario raccoglimento. E’ uno spazio dalle dimensioni ridotte, ma in compenso mi offre una straordinaria veduta permettendomi di soddisfare alcuni rituali quotidiani: fare colazione al mattino mentre assaporo quell’aria frizzantina, leggere, osservare il panorama e il tramonto sul far della sera. In fondo, per essere felici, basta poco: una sedia, un orizzonte che sappia parlare alla tua anima, e il lusso di non fare nulla, se non esistere. La vera bellezza sta nel saper rallentare per trovare il contatto con ciò che ti circonda. Fermarsi per un momento, lasciare scorrere il mondo, guardarlo.

Stare seduto lì, dove il silenzio e la solitudine diventano rigeneranti, significa non farsi travolgere dalla frenesia del tempo e dall’obbligo di essere produttivi e impegnati a tutti i costi; significa diventare di colpo invisibili; significa perdere tempo, cioè guadagnarlo; significa fruire di cose rare come il silenzio, il tempo che scorre lento, la contemplazione. E così, m’intrattengo con me stesso e lascio libera la mente di vagare, viaggiando stando seduto e osservando il mondo.

Alla mia destra il balcone si apre sul piccolo giardino del vicino, denso di aranci e limoni: è un angolo quasi monastico, di quiete, che profuma di estate perenne e di pace, dove il tempo sembra fermarsi. Ben diversa è la sensazione che mi lasciano, poco più in là, le villette a schiera arrampicate su una collinetta sovrastante, un’altura che avrebbe meritato un destino differente. A pochi metri in linea d’aria dal mio balcone spicca una torre difensiva dell’XI secolo, una massiccia struttura quadrangolare in pietra locale, dotata di tracce di un ponte levatoio. Simbolo di un antico passato quando bisognava proteggersi dalle continue incursioni dei pirati saraceni.

Osservo la valle sottostante che si riversa dolcemente verso il mare che bagna Agropoli, costellata di ulivi che dominano i pendii, le cui foglie, mosse dal vento, creano riflessi d’argento. Accanto, querce maestose stendono lunghe ombre sul terreno offrendo una sensazione di quiete immutabile, simbolo millenario di forza, longevità, resistenza e profondo legame con la terra. Qua e là spuntano vigne e alberi di fichi carichi di frutti, vanto del Cilento, che emanano un profumo dolce e selvatico che si mescola agli aromi del mirto e del rosmarino. Vedo giù la strada a scorrimento veloce, piena di macchine, che si incunea tra le colline, il cui rumore mi arriva attutito e non sembra scalfire la pace del luogo. Numerosi casali isolati, in pietra, punteggiano il territorio e rimandano a un’atmosfera antica legata alla vita contadina del tempo che fu. Il silenzio della valle è interrotto solo dal frinire delle cicale e dai rintocchi della campana della chiesa parrocchiale di Torchiara, un antico borgo cilentano, con la sua storia e la sua vista privilegiata sul Golfo di Salerno

Quando la giornata è limpida, lo sguardo arriva fino alla Costiera Amalfitana con le sue alte cime che declinano armoniosamente verso la Penisola Sorrentina e si allungano nell’acqua, con i suoi paesi aggrappati alla scogliera. Là dove il mare e il cielo quasi si fondono, emerge netta l’inconfondibile sagoma dell’isola di Capri, con il suo profilo spigoloso che sembra vigilare sul golfo. “ Ma sedendo e mirando, interminati / spazi di là da quella, e sovrumani / silenzi, e profondissima quiete…”. Questo è Leopardi, L’infinito. E come la siepe per il poeta di Recanati, da quassù lo sguardo si perde dove il cielo incontra l’acqua, in un confine invisibile che sa di infinito e stimola l’immaginazione verso ciò che va oltre il visibile. E’ il mio infinito. E quando si fa sera e il sole si nasconde all’orizzonte, tingendo di giallo dorato lo specchio immobile del mare, mi sento miracolosamente liberato dai pesi e dalle afflizioni che mi porto dietro. E provo un piacevole benessere.


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