La memoria,
a volte, ci inganna: tende a ripulire i ricordi dagli affanni, dalle
difficoltà, dalle incertezze del momento in cui sono stati vissuti, lasciando
intatta solo la bellezza o la serenità. E’ un meccanismo di difesa psicologico
ed esistenziale di fronte a un presente che percepiamo sempre più estraneo. E’
il dramma della memoria: ci fa rimpiangere non solo le cose belle dei tempi
andati, ma anche quel “noi” di allora.
Da un po’
di tempo vivo questa sorta di ottimismo retrospettivo Ho la tendenza a
ingentilire e nobilitare il passato. A considerarlo migliore del presente. Però
mi chiedo: saprei vivere, oggi, senza l’acqua calda in casa, senza il
frigorifero, senza la macchina e la luce elettrica (ebbene si! ho conosciuto
anche questa esperienza), insomma sarei ancora capace di andare avanti senza
tutte le comodità che il progresso ci ha dato? Direi proprio di
no!
E allora
perché la memoria – la mia memoria - agisce con questa falsificazione
protettiva? Probabilmente perché il passato ha un vantaggio enorme rispetto al
presente: è sicuro; è innocuo; non fa più paura; sappiamo già come è andata a
finire. Viene idealizzato e filtrato dal tempo rimuovendo quella sua carica di
ansia originale. Il presente, invece - e ancor di più il futuro – richiedono
uno sforzo continuo di adattamento ai persistenti e veloci cambiamenti e
portano con sé inevitabilmente malessere, paura dell’ignoto, ansia per gli anni
che passano, che fuggono via lasciando macerie. Le nostre. O meglio, le mie,
non vorrei offendere la suscettibilità di qualcuno. Il presente, da questo
confronto, non può che uscirne sconfitto.
La nostalgia
è sempre dietro l’angolo, come riparo sicuro dall’alienazione e dalla perdita.
Un sentimento, questo, che diventa strategia di sopravvivenza emotiva. Il mondo
esterno cambia troppo velocemente? la realtà di oggi non mi appartiene? faccio
fatica a trovare la giusta dimensione? non ho punti di riferimento? E allora io
torno al passato che diventa un luogo “addomesticato”, reso dolce dalla
memoria. Devo dire che questo inganno ha un irresistibile potere attrattivo:
trasforma il mondo vissuto in un rifugio caldo in cui tornare quando il
presente diventa insopportabile, usando i ricordi “nobili” non come un sedativo
ma come una bussola per orientarsi nel cambiamento, senza perdere quell’identità
che ci contraddistingue e ci rende umani.
