giovedì 5 novembre 2026

Il filtro dorato del passato

 


La memoria, a volte, ci inganna: tende a ripulire i ricordi dagli affanni, dalle difficoltà, dalle incertezze del momento in cui sono stati vissuti, lasciando intatta solo la bellezza o la serenità. E’ un meccanismo di difesa psicologico ed esistenziale di fronte a un presente che percepiamo sempre più estraneo. E’ il dramma della memoria: ci fa rimpiangere non solo le cose belle dei tempi andati, ma anche quel “noi” di allora.

Da un po’ di tempo vivo questa sorta di ottimismo retrospettivo Ho la tendenza a ingentilire e nobilitare il passato. A considerarlo migliore del presente. Però mi chiedo: saprei vivere, oggi, senza l’acqua calda in casa, senza il frigorifero, senza la macchina e la luce elettrica (ebbene si! ho conosciuto anche questa esperienza), insomma sarei ancora capace di andare avanti senza tutte le comodità che  il progresso ci ha dato? Direi proprio di no!

E allora perché la memoria – la mia memoria - agisce con questa falsificazione protettiva? Probabilmente perché il passato ha un vantaggio enorme rispetto al presente: è sicuro; è innocuo; non fa più paura; sappiamo già come è andata a finire. Viene idealizzato e filtrato dal tempo rimuovendo quella sua carica di ansia originale. Il presente, invece - e ancor di più il futuro – richiedono uno sforzo continuo di adattamento ai persistenti e veloci cambiamenti e portano con sé inevitabilmente malessere, paura dell’ignoto, ansia per gli anni che passano, che fuggono via lasciando macerie. Le nostre. O meglio, le mie, non vorrei offendere la suscettibilità di qualcuno. Il presente, da questo confronto, non può che uscirne sconfitto.

La nostalgia è sempre dietro l’angolo, come riparo sicuro dall’alienazione e dalla perdita. Un sentimento, questo, che diventa strategia di sopravvivenza emotiva. Il mondo esterno cambia troppo velocemente? la realtà di oggi non mi appartiene? faccio fatica a trovare la giusta dimensione? non ho punti di riferimento? E allora io torno al passato che diventa un luogo “addomesticato”, reso dolce dalla memoria. Devo dire che questo inganno ha un irresistibile potere attrattivo: trasforma il mondo vissuto in un rifugio caldo in cui tornare quando il presente diventa insopportabile, usando i ricordi “nobili” non come un sedativo ma come una bussola per orientarsi nel cambiamento, senza perdere quell’identità che ci contraddistingue e ci rende umani.