Il festival di Sanremo è nato nel 1951, tre anni dopo l'entrata
in vigore della Costituzione italiana. Mi viene da pensare che sarebbe ora di proporre
un referendum per cambiare l’articolo 1 della stessa Costituzione, in questi
termini: “l’Italia è una repubblica democratica fondata su Sanremo. La
sovranità appartiene al Festival che la esercita nelle forme e nei limiti
imposti dalla Rai”.
Sta per cominciare. E’ da diverse settimane che veniamo
bombardati da un ritornello televisivo forte e chiaro: “tutti cantano Sanremo”.
Imperversa la “sanremite”. E’ come l’influenza stagionale: colpisce tutti e non
c’è vaccino che possa fermarla. E’ un’overdose mediatica totalizzante che eclissa
ogni altra notizia o interesse culturale e politico nel Paese. Siamo invasi da una quantità
esorbitante di luoghi comuni, di polemiche, di festeggiamenti, di finta
animazione, di pettegolezzi collettivi, di interviste che ci squalifica agli
occhi di mezzo mondo.
Quando una gara di canzonette diventa, in assoluto,
la più evocata, citata, annunciata, attesa - anche dalle autorità istituzionali
- vuol dire che non stiamo tanto bene e che ormai viviamo fuori dalla realtà e
dalle sue priorità.

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