Cerca nel blog

mercoledì 3 aprile 2024

Libri e guerre

 


Non amo leggere quei romanzi dove la guerra è al centro della narrazione e l’autore mescola personaggi di fantasia e fatti storici. Sarà perché – come diceva Gino Strada - io non sono un pacifista: sono contrario alla guerra. E mi fa orrore  anche solo pensarla e leggerla. Non riesco proprio ad appassionarmi a quelle storie romanzate, raccontate soprattutto da chi la guerra non l’ha vissuta personalmente. E ne dà una sua libera interpretazione. Ma dirò di più:  non riesco a guardare neppure i film di guerra. Non mi piace lo spettacolo della guerra. Così come non mi piace la spettacolarizzazione della sofferenza e del dolore altrui. Ma è proprio ciò che, oggi, succede sui mezzi di informazione. E che dire, poi, dei tanti guerrafondai da salotto che - comodamente seduti sulle loro poltrone - indossano l’elmetto d’ordinanza e discettano di guerra nei programmi televisivi! Secondo questi “pacifisti”, per garantire la pace nel mondo bisogna “preparare la guerra”. Io credo che tutti i problemi esistenziali dell’intera umanità potrebbero essere risolti se i potenti della terra, un bel giorno, decidessero finalmente di non spendere soldi per le armi e distruggere tutte quelle già esistenti. Riconosco che la mia è utopia allo stato puro. Mi piace, però, immaginare un mondo così: senza armi e senza guerre.

Ma ritorniamo ai libri sulla guerra; è necessario fare una distinzione tra i libri che raccontano storie di fantasia ambientate sullo sfondo di un conflitto, e quelli che raccontano, invece, la guerra attraverso la testimonianza di chi l’ha vissuta davvero sulla propria pelle, da combattente o da prigioniero. Devo dire che ho letto due volte “Se questo è un uomo” di Primo Levi, ma non sono riuscito ancora a leggere “Guerra e Pace” di Tolstoj. E tra i principali scrittori che hanno combattuto la guerra partigiana c’è, sicuramente, Beppe Fenoglio, un personaggio che ho sempre ammirato, conosciuto attraverso la lettura di articoli di giornali o la visione di qualche documentario televisivo, pur non avendo mai letto le sue opere, ispirate proprio dalle sue esperienze personali. “Una questione privata” è uno dei suoi libri più importanti – tra l’altro pubblicato dopo la sua morte - che stava da anni, in attesa, su un ripiano della mia libreria, ma per i motivi di cui sopra non avevo mai sfogliato. A volte certi libri, che appartengono a determinati generi letterari - che noi riteniamo difficoltosi per una serie di motivi - hanno bisogno di una sorta di spinta emotiva per poterli affrontare, indipendentemente dalla nostra volontà. E questa spinta a leggere Fenoglio è arrivata proprio alcune settimane fa, quando mi sono imbattuto in un bel post su https://orearovescio.wordpress.com/  dal titolo “la pioggia di marzo (cotture e letture)” dove il suo autore (massimolegnani) parlava, tra l’altro, di Beppe Fenoglio e di un suo romanzo “ostico”, dallo stile “difficile da digerire”: il Partigiano Jonny. Nel far presente - con un commento – che non mi ero mai misurato con le opere di questo scrittore piemontese, cantore delle Langhe e delle sue popolazioni durante l’ultima guerra, mi si è accesa una luce nella mente: era arrivata l’ora di affrontare la lettura, sempre rinviata, di “Una questione privata”.

E’ proprio vero: certi pregiudizi spesso influiscono sulle nostre scelte letterarie. E devo dire che il libro di Fenoglio non l’ho trovato per niente “ostico”, come ero portato a credere, ma intenso ed emozionante, che ti cala in quella realtà dura e drammatica che è stata la lotta partigiana. Un libro dallo stile asciutto e fulmineo che ha rafforzato la mia convinzione sull’assurdità della guerra, che determina sempre morte, distruzione, miseria. Una sconfitta per tutti. Fenoglio racconta le vicende di un giovane studente partigiano, Milton (il suo alter ego) durante la fine della seconda guerra mondiale, che vive la Resistenza come una questione privata, cercando di affermare e difendere il suo amore per Fulvia, una ragazza di Alba persa di vista. Un amore non tanto vissuto dal protagonista quanto evocato. E Fenoglio, con intensa partecipazione che coinvolge emotivamente, riesce a descrivere la guerra e i sentimenti, la morte e la giovinezza, la paura e il coraggio. A fine lettura ho pensato alle guerre in corso, che potrebbero deflagrare in una terza e definitiva guerra mondiale, e allora mi sono venute in mente quelle famose parole di Einstein: “non so con quali armi si farà la terza guerra mondiale, ma so che la quarta verrà combattuta con clave e pietre”. 



10 commenti:

  1. Non amo neanche io il genere guerra, ne' sui libri ne' al cinema, ma soprattutto in tempo reale. Abolirei tutte le armi e tutti i pretesti, e ti tengo buona compagnia nel cortile delle utopie. Di conseguenza mi imbatto in guerre ove vi capitino di striscio le mie letture, o le mie visioni.. buon ultima La tomba delle lucciole, struggente cartone giapponese di Takahata (1988)

    RispondiElimina
  2. Anche se la guerra è un istinto innato nell'uomo, speriamo che la nostra utopia sia contagiosa...

    RispondiElimina
  3. aspettavo questo tuo post su Fenoglio e speravo che nel frattempo tu avessi letto anche la sua opera più famosa, il partigiano Johnny per poter confrontare le nostre opinioni in merito. Ma tu non l'hai ancora letto, come io non ho letto una questione privata, per cui nelle nostre affermazioni navighiamo un po' a vista. Dell'autore langarolo ho letto anche Primavera di bellezza che come stile, asciutto e visivo, credo si avvicini a quello utilizzato nella Questione privata per cui comprendo il tuo stupore al mio definire la lettura del Partigiano ostica. Il fatto è che in quest'ultimo romanzo, anch'esso postumo (Fenoglio non era mai soddisfatto del proprio risultato e ci tornava continuamente su), il suo stile ha subito un'evoluzione (per me involuzione) alla ricerca di qualcosa di totalmente personale. A mio parere, il risultato dal punto di vista espressivo, è deludente perchè l'uso di una lingua originale infarcita di neologismi, storpiature e forzature del lessico, frasi intere in inglese (o quando in italiano mantengono la struttura inglese come fossero state pensate in quella lingua e poi tradotte) stride, con la sua complessità, con la "semplicità" della materia narrata.
    Mi auguro che alla fine tu legga anche il "Partigiano" e ne scriva una "pagina ingiallita" su cui confrontarci.
    un abbraccio
    massimolegnani

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mio figlio, che è un grande estimatore di Fenoglio e conosce un pò anche le mie predilezioni letterarie, mi diceva sempre: se vuoi leggere Beppe Fenoglio non cominciare da “Il Partigiano Jonny”. Poi me lo hai confermato anche tu, definendolo “ostico”; e allora ho preferito affrontare “Una questione privata “, libro che non mi ha deluso, nonostante trattasse un tema che fatico a leggere, come ho scritto nel post. L’unico rilievo che mi sento di fare – a parte qualche parola in inglese (una lingua che neanche conosco), è lo stile troppo colloquiale della narrazione. In generale, non mi piacciono molto i lunghi dialoghi in un libro: non solo mi allontanano dalla trama ma li trovo spesso noiosi, che non aggiungono niente al racconto, soprattutto quando l’autore non è molto abile in questo genere di scrittura. Mi sembra, a volte, che chi scrive voglia allungare il brodo. E allora preferisco che i personaggi parlino attraverso il racconto della voce narrante. Come ho avuto modo di evidenziare nel post, mi sono servito della lettura di “Una questione privata” per esprimere il mio pensiero sulla guerra. Mi chiedi, poi, di leggere “Il Partigiano Jonny” per allargare il nostro confronto su questo autore? Lasciamo decidere al tempo, noi stiamo qui: tu, con le tue ore a rovescio, e il sottoscritto con le sue pagine ingiallite.
      Un caro saluto 😊

      Elimina
  4. La tua utopia è condivisa da molti, ma ho idea che rimarrà tale! Il progresso ha portato all'evoluzione anche dei sistemi d'arma e come ti salvi da una bomba nucleare! Ci sarebbe solo da aprire i cervelli di chi vuole le guerre e piantargli semi di bontà e altruismo. Chiamiamola Utopia 2. :)
    Non ho mai letto Fenoglio, ma libri che parlano di guerra sì (in "Guerra e pace" la disquisizione lunghissima sulla guerra è davvero pesante, a onor del vero!); non mi dispiacciono, ma non vado a cercarli appositamente, cioè non sono fra i miei preferiti, ecco (come i film, del resto)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il progresso tecnologico procede di pari passo con la costruzione di armi di distruzione di massa, sempre più sofisticate. Per salvarti non le devi più costruire e se già ce l'hai, devi distruggerle tutte. Ma nessuno lo farebbe. Tu vorresti piantare "semi di bontà" nei cervelli dei potenti della terrà? E' tempo perso! Se questi semi fossero in vendita - mia cara Marina - non troverebbero compratori.

      Elimina
  5. — Io credo che tutti i problemi esistenziali dell’intera umanità potrebbero essere risolti se i potenti della terra, un bel giorno, decidessero finalmente di non spendere soldi per le armi e distruggere tutte quelle già esistenti. Riconosco che la mia è utopia allo stato puro. Mi piace, però, immaginare un mondo così: senza armi e senza guerre.


    Condivido totalmente la tua "utopia" e dal momento che non sei il solo ad immaginare un mondo migliore senza armi e senza guerra il "contagio" si diffonde dimostrabilmente...
    Si dice volere è potere e sappiamo che il potere è in mano al volere dei potenti ma con questo non vuol dire che il volere sia meno potente del potere .
    Appare come una gioco di parole,ma il punto è: quale valore attribuiamo al "potere" se il male non è il nostro volere?

    Mi viene in mente un passo del vangelo che menziona proprio questo potere:"...e non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima".

    Non conoscevo Fenoglio,ma l'accenno all'amore in tempo di guerra è uno spiraglio immancabile che sempre affiora...e chissà perché !

    Buona serata

    L.

    RispondiElimina
  6. "Si dice volere è potere e sappiamo che il potere è in mano al volere dei potenti ma con questo non vuol dire che il volere sia meno potente del potere". E' illuminante, questa tua frase...me la sono segnata. Ma poi, quando vedi quella foto di gruppo che ritrae i potenti della terra, ti accorgi che contro quelle facce il nostro volere non ha nessun potere. Ciao L.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ho cercato dal mio di fare un distinguo tra l'essere potenti nella materiale sopraffazione e violenza della altrui volontà per affermare ed espandere la propria ,all'essere potenti nello spiritualità come volontà incorruttibile.

      Io leggo il tuo post con quest'ultima veduta e non mi sembra affatto utopia:)

      Grazie e buona domenica

      L.

      Elimina
    2. Concordo...e chi vivrà vedrà :)
      Buona domenica a te, L.

      Elimina