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venerdì 8 novembre 2019

Uno, nessuno e centomila


Se per gli altri non ero quel che finora avevo creduto d’essere per me, chi ero io?



“Avevo ventotto anni e sempre fin allora ritenuto il mio naso, se non proprio bello, almeno molto decente, come insieme tutte le altri parti della mia persona”. Sono queste le parole su cui inizia a meditare Vitangelo Moscarda, protagonista e voce narrante di uno dei più famosi romanzi di Luigi Pirandello “Uno, nessuno e centomila”, la mattina in cui la moglie gli fa notare che il suo naso pende verso destra e quindi appare leggermente storto. Com’era possibile che in tanti anni, nel guardarsi allo specchio, lui non se ne fosse mai accorto? Questa sgradevole imperfezione - che all’improvviso si materializza agli occhi della moglie prima ancora che ai suoi - lo fa cadere nello sconforto più nero tanto da provocargli una vera e propria crisi di identità. Il protagonista si rende conto di apparire agli altri in maniera diversa da come egli stesso si vede e cioè di non essere la stessa persona “uno” per tutti - come aveva creduto fino a quel momento - ma “centomila” Vitangelo Moscarda, quanti potevano essere i giudizi e le rappresentazioni di chi lo guardava. E allora, se la sua personalità si poteva scomporre all’infinito, non essendoci più un’immagine unica, il protagonista arriva alla conclusione che non è più “nessuno”.

Ho riletto, dopo tanti anni, questo caposaldo della letteratura italiana. Dalle letture di Pirandello se ne esce fuori quasi sempre disorientati: tante sono le cose da scoprire; tanti sono i percorsi e le sfumature che l’autore ci pone davanti. E tante sono le tematiche su cui riflettere: la follia e la crisi di identità, la maschera e il doppio, il conflitto tra l’io e gli altri, il dubbio e le certezze che vacillano, il monologo interiore, la disperazione, le apparenze, le cose paradossali e tragiche dell’esistenza, la sfida al mondo in cui ci si sente imprigionati, l’alienazione umana. Sono i temi specifici della letteratura pirandelliana che abbiamo imparato a conoscere già sui banchi di scuola.

2 commenti:

  1. Non lo conosco, Pirandello, anche se conosco bene o male il suo pensiero. Ho 'Il fu Mattia Pascal' da una vita in libreria e non l'ho mai letto, per quanto l'abbia comprato per una ragione. Gli autori siciliani non mi interessano troppo, in linea generale.

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    1. Si può vivere felici anche se non si conosce Pirandello...grazie per la visita Evil :)

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