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venerdì 4 ottobre 2019

Fuga dalla città



“Un romanzo sul profondo disagio del nostro tempo”, così recita la quarta di copertina de  “Il silenzio delle pietre”, uno degli ultimi libri pubblicati da Vittorino Andreoli, capace di incunearsi nei più oscuri labirinti dell’animo umano. Ci troviamo nel 2028, un futuro che somiglia molto al nostro presente dove le città, che intossicano sempre di più, continuano a crescere a dismisura “come se si stesse accumulando della spazzatura in maniera incontrollata” e, nonostante il benessere raggiunto da una società sempre più tecnologizzata, la vita sociale e familiare appare sull’orlo di un precipizio. Il protagonista che esce dalla penna di Andreoli – in cui potrebbe rispecchiarsi chiunque oggi sia stanco della follia che regna sovrana nelle grandi città – decide di andarsene lontano da tutti e da un mondo civilizzato che “stava scivolando verso la sua fine, verso la barbarie” e dove era diventato quasi difficile e faticoso vivere. Un mondo dove non esisteva più il rispetto dell’altro e dove la sopraffazione e la trasgressione si erano affermate come le uniche modalità per emergere. Il personaggio del romanzo si spinge, per questa sua temporanea ma estrema decisione, in una baia isolata nel Sutherland della Scozia, affacciata sull’Oceano Atlantico, un luogo straordinario per la sua bellezza quasi primordiale, abitato solo da pecore, anatre e uccelli marini quali gabbiani, aironi, cormorani…, dove esiste la più bassa concentrazione umana di tutto il pianeta. “Li non correva il pericolo di incontrare uomini e donne – recita la voce narrante del libro - ma se avesse sentito la mancanza, gli sarebbe bastato percorrere cinque-sei chilometri e sarebbe arrivato al villaggio, che contava cinquecentosessanta abitanti”. Il nostro eroe non ne poteva più del caos delle metropoli “capolavori della follia umana”, non sopportava più l’idea di essere schiavo dei soldi, delle macchine, delle cose inutili e della libertà di possedere ciò che non serviva a vivere. Voleva liberarsi – anche se momentaneamente - dal contatto con l’uomo, “che è uno degli animali più impossibili e orrendi tra le creature del cielo e della terra”, per poter pensare e interrogarsi sulle sorti del mondo, ricominciando così a vivere. Cercava quel contatto perduto con la natura e con se stesso, inseguiva la bellezza del silenzio che permette di sentire un mondo diverso oltre che il piacere delle piccole cose, desiderava ascoltare i suoni della natura, come il canto degli uccelli, il mormorio del vento, il sussurrare della pioggia, soffocati tutti dal frastuono delle città. E la solitudine gli sembrava la condizione ideale.

Il libro mi rimanda inevitabilmente a “Walden o vita nei boschi” , da sempre considerato libro-culto da intere generazioni, in cui si rispecchiano i fautori dell’ecologia, i pacifisti di ogni paese ed i sostenitori di un modello di sviluppo e di vita alternativi a quello vigente. Il suo autore, Henry David Thoreau - figlio ribelle ed anticonformista dell’America dei primi anni dell’Ottocento - voleva dimostrare che l’uomo, rifuggendo la civiltà industriale e consumistica, con poche e semplici cose poteva condurre un’esistenza in armonia con se stesso e con il mondo circostante. E pertanto abbandonò il consorzio civile e si rifugiò in una casupola in mezzo al bosco sulla sponda di un piccolo lago, dove visse per oltre due anni, zappando la terra e coltivando fagioli, pescando nel lago, leggendo, ricevendo ospiti nella sua capanna, dedicandosi alla meditazione ed alla contemplazione della natura. E interrogandosi sulle ragioni più profonde dell’esistenza.

“Ma l’uomo – scrive Andreoli – ha bisogno dell’uomo e allora occorre che rimanga e non fugga lontano…il problema non è quello di scappare dal mondo per andare in un altro che non ti appartiene, ma di fare in modo che la città mantenga una dimensione possibile e non sia più il luogo della follia”.



6 commenti:

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    1. Caro Signore/Signora,
      no, non ho bisogno di assistenza finanziaria: io abolirei i soldi e tornerei al baratto.

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  2. confesso che non conosco Andreoli e tu non specifichi se sia un nostro contemporaneo o di quell'epoca appena precedente a noi di cui spesso recensisci autori. Penso che cambi la prospettiva di quel 2028 se scritto nel secolo scorso o ai giorni nostri.
    massimolegnani

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    1. Vittorino Andreoli - oltre ad essere un autorevole psichiatra, la cui competenza è riconosciuta a livello internazionale - è anche un grande scrittore e saggista, autore di tantissimi libri incentrati sui tempi inquieti che viviamo. Al centro della sua attenzione c’è sempre l’uomo, che lui conosce molto bene grazie alla sua professione. Non ho speso alcuna parola nei suoi riguardi perché davo per scontato che tutti conoscessero quella sua faccia inconfondibile. Si definisce un pessimista attivo che si sforza di illuminare i lettori attraverso la forza delle parole e non ha difficoltà nell’affermare che non ama molto questa nostra società, fondata sui soldi e sulle cose inutili, sul potere e sulla corruzione, sulla violenza e sulla volgarità: una società senza cultura e senza valori che sta scivolando sempre di più verso il basso. Mi piace leggerlo e soprattutto amo ascoltarlo quando viene intervistato – quelle poche volte - in qualche trasmissione televisiva. E’ un personaggio inviso al “potere” in tutte le sue espressioni, quel potere che lui critica aspramente. Ciao Carlo e buona serata

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  3. Vittorino Andreoli lo conosco,ho letto anche un suo libro "Lettera a un adolescente " e l' ho seguito spesso anche io nelle poche volte che mi sono concessa di guardare ancora la tv.Ecco credo che lui sia tra i pochi a camminare rimanendo sempre sui suoi passi ...passi che sono in grande equilibrio tra il suo sapere e il suo volere ,anche se il "potere" è quello che più intralcia,concetto ribadito anche da te.

    Hai citato anche
    Henry David Thoreau e l'ho ricordato grazie ad un blogger che ha saputo riuscire a farmelo memorizzare."Vita nei boschi"è un accostamento esemplare in questo tuo nuovo post,ne ho sentito parlare benissimo ma ancora non l'ho letto.


    P.s

    Sai che anche io abolirei i soldi e tornerei al baratto?

    Forse sotto qualche forma esiste ancora, soprattutto con l'usato,scambiandosi oggetti e libri .


    Buona serata



    L.

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    1. Andreoli è uno dei grandi testimoni del nostro tempo, sia come saggista che come autore di romanzi. Egli trasferisce sempre nei suoi libri tutte quelle tematiche legate alla sua esperienza di lavoro a contatto con la sofferenza e con i disagi esistenziali.

      Riguardo, poi, al tema del baratto, devo dire che la mia affermazione voleva essere soprattutto una battuta o una provocazione; però, sotto certi aspetti, sarebbe un’idea da prendere in considerazione, sia per scacciare la crisi economica che incombe, sia per diminuire gli sprechi. Si potrebbe creare un “mercatino del baratto” – così come esistono i mercatini dell’usato - dove uno porta le sue cose per averne altre in cambio. Comunque, senza considerare alcune tribù dell’Amazzonia che lo utilizzano da sempre, esiste una città della Grecia, si chiama Volos, dove già l’hanno parzialmente introdotto, in sostituzione dell’euro: e pare che funzioni. :)
      Buona serata a te

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