martedì 3 febbraio 2026

La vita fugge et non s'arresta una hora

 


Tra i grandi pensatori del passato che hanno saputo esprimere, con immagini di straordinaria intensità, la fugacità del tempo che scorre e la precarietà dell’esistenza umana, c’è sicuramente Francesco Petrarca. Nel sonetto La vita fugge et non s’arresta una hora l’autore del Canzoniere (…oggi mi piace tornare sui banchi di scuola), ci invita a riflettere sul senso della vita, sul declino della giovinezza e sulla morte che “vien dietro a gran giornate”. Una riflessione esistenziale potente, carica di malinconia e inquietudine. Io credo che non occorra fare la parafrasi del testo per comprenderlo.

La vita fugge, et non s’arresta una hora,
et la morte vien dietro a gran giornate,
et le cose presenti et le passate
mi dànno guerra, et le future anchora;

e ’l rimembrare et l’aspettar m’accora,
or quinci or quindi, sí che ’n veritate,
se non ch’i’ ò di me stesso pietate,
i’ sarei già di questi penser’ fòra.

Tornami avanti, s’alcun dolce mai
ebbe ’l cor tristo; et poi da l’altra parte
veggio al mio navigar turbati i vènti;

veggio fortuna in porto, et stanco omai
il mio nocchier, et rotte arbore et sarte,
e i lumi bei che mirar soglio, spenti.