mercoledì 21 gennaio 2026

Viaggio in Italia

 


C’è stato un tempo in cui viaggiare era un’arte, anche se riservata a pochi: una pratica nobile, un’occasione di crescita personale, un’esperienza formativa e di scoperta di sé e del mondo. Ed era un’arte anche il saper raccontare il viaggio che - da esperienza personale - diventava una narrazione coinvolgente che andava oltre la descrizione geografica del luogo, suscitando empatia e coinvolgendo emotivamente il lettore. Il viaggiatore (scrittore, artista…) che raccontava il suo viaggio – con tutte le difficoltà pratiche che incontrava rispetto ad oggi - era come il pittore che dipinge un quadro osservando un paesaggio: usava le parole anziché la tavolozza dei colori per rappresentare sulla pagina le sue impressioni, che divenivano una vera e propria avventura intellettuale. Riferiva non solo ciò che aveva visto, ma raccontava anche sé stesso e i sentimenti che aveva provato, estrapolando la vera essenza del luogo. E trasformando la sua avventura in un’opera letteraria.

Quest’arte non esiste più. Si è persa questa idea di letteratura legata al viaggio. Viaggiare non ha più quell’aura mitica, romantica e suggestiva di un tempo. E’ impensabile che un intellettuale, oggi, decida di intraprendere un viaggio per cercare ispirazioni culturali tra le città d’arte. Quelle esperienze e quelle emozioni di un tempo - vissute da pochi eletti e riportate sulla carta come un romanzo – apparivano uniche  ed irripetibili. Esperienze ed emozioni che – diciamocelo - cessano di essere significative quando vengono vissute e raccontate da tutti alla stessa maniera, attraverso un forsennato turismo di massa come quello dei nostri tempi. Oggi abbondano le foto per descrivere i luoghi e si sprecano i video, ma non bastano per esprimere un’emozione, per raccontare l’anima di un territorio, per destare entusiasmi: servono le parole scritte. Parole evocative e descrittive, direi quasi “cinematografiche”, capaci di trasportare il lettore dentro l’evento. Ecco, noi oggi siamo orfani di quelle parole che un tempo sapevano raccontare un viaggio. Penso alle belle parole scritte da Hermann Hesse nel suo diario “Dall’Italia”; penso a quel grande libro che è il “Viaggio in Italia” di Goethe; penso al vagabondaggio, senza una meta precisa, in quell’Italia non riportata dalle guide turistiche, che intraprese Guido Ceronetti negli anni ’80 ricavandone un libro godibile e graffiante che si intitola “Un viaggio in Italia”; penso agli articoli di Corrado Alvaro raccolti in “Itinerario italiano”; penso ai viaggi in Italia di Ruskin, di Stendhal…e poi i reportage di Goffredo Parise, Alberto Moravia, Giorgio Manganelli.

In questo filone letterario si pone anche il “Viaggio in Italia” di Guido Piovene, che sto leggendo in questi giorni. Un libro bellissimo. Durò tre anni, quel viaggio nell’Italia degli anni ’50. Ne scaturì un’opera senza precedenti, di circa mille pagine, un reportage straordinario dal quale emergono i vizi e le virtù di un popolo a cui tutti noi apparteniamo. Una riflessione antropologica che forse non ha eguali nella tradizione giornalistica, da cui si evince quel carattere nazionale immutabile che ci contraddistingue e che - come scrisse Oreste Del Buono nella prefazione del 1992 – “resiste alle mode e ai rovesci della storia…Piovene passeggiò per le piazze fisiche e metafisiche, sostò nei caffè, scrutò nelle sacrestie, curiosò nei palazzi del potere, entrò nelle case e scoprì l’Italia come, in una precedente inchiesta, aveva scoperto l’America”.


1 commento:

  1. Tra i non molti ricordi di quand'ero piccola c'è la trasmissione radiofonica del "Viaggio in Italia" di Guido Piovene, ho ancora vivissima nella memoria la gagliarda sigla musicale, credo fosse tratta dal Capriccio italiano di Ciajkovskij.
    E qualche anno dopo mia mamma aveva comprato il libro, davvero un librone, di cui ricordo la copertina chiara.
    Ce ne fossero, viaggi così, libri così, trasmissioni radiofoniche così... Come per molti altri aspetti della vita mi viene in mente l'espressione "eravamo felici e non sapevamo di esserlo".

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