Vivendo in una grande città come Roma, soffocata dai rumori e dal traffico e
invasa dai turisti tutto l’anno, sono in continua fuga proprio dai suoi luoghi maggiormente
frequentati e chiassosi, sempre alla ricerca di spazi più silenziosi e meno
affollati. E devo dire che - anche tra le mura della città eterna - a volte
basta svoltare un angolo, percorrere una stradina secondaria e poco
frequentata, per trovarsi all’improvviso in un altro mondo, in un’oasi di
tranquillità, dove magari una piccola chiesa, un convento, un antico e nobile
palazzo o solo una suggestiva piazzetta con al centro una fontanella, ti
invitano alla lentezza, alla contemplazione. E’ noto che chi viene in visita a
Roma, in maniera frettolosa e solo per qualche giorno, finisce quasi sempre per
aggirarsi nei soliti posti superaffollati (Fontana di Trevi, Piazza Navona,
Piazza di Spagna, il Colosseo…), visitando i monumenti più noti e tralasciando
alcune bellezze e taluni scorci urbani che da soli meriterebbero una visita
approfondita. E’ pur vero, però, che se certi posti conservano ancora il loro
antico fascino, è perché non vengono letteralmente invasi da orde di turisti
rubicondi, scortati come un gregge di pecore da una guida che agita un
ombrellino alla testa del gruppo. C’è da dire, altresì, che chiunque voglia
osservare il fenomeno con un po’ di spirito critico – con il rischio di
essere tacciato di snobismo - non può non considerare che, frequentando in
massa lo stesso luogo si finisce per danneggiarlo in poco tempo. Questo vale
per le città d’arte come per le località di mare.
Dicevo che mi
piace “scoprire”, durante le mie solitarie passeggiate romane, spazi
alternativi a quelli maggiormente frequentati, per poter godere di rilassanti
momenti di silenzio che almeno in una grande città sembrano definitivamente
scomparsi. E così l’altro giorno - mentre la città sta consumando in maniera
convulsa gli ultimi strascichi festaioli - sono ritornato al Monastero dei Santi Quattro Coronati,
annesso alla omonima Basilica paleocristiana risalente al V secolo (complesso
monumentale incastonato tra Piazza S. Giovanni ed il Colosseo), sede fin dal
1564 di una comunità di monache agostiniane. Cercavo un po’ di silenzio, volevo
allontanarmi dalla folla, pur godendomi la bellezza insuperabile di Roma. Questo luogo
– che è dedicato, secondo la leggenda, ai “quattro
scalpellini cristiani messi a morte sotto Diocleziano per essersi rifiutati di
scolpire idoli pagani” - è raggiungibile attraverso una stradina fin troppo
silenziosa (visto il traffico di macchine che gravita intorno alla zona) che
parte da piazza S. Giovanni in Laterano e sfocia in una deliziosa piazzetta
proprio davanti al complesso monastico, sormontato da una enorme torre
quadrata. L’imponente struttura, che comprende non solo la basilica ma anche altri
ambienti religiosi e residenziali, fu utilizzata nel Medioevo come fortezza
papale a guardia del Palazzo Lateranense e nel corso dei secoli ha subito
diverse trasformazioni ed interventi di restauro. Oltrepassato il portone d’ingresso, mi sono trovato immerso in una
suggestiva atmosfera medioevale; ho attraversato due cortili esterni
comunicanti, dove il tempo sembrava essersi fermato e, prima di entrare nella
Basilica, mi sono lasciato attrarre da un luogo di autentica bellezza che
ispira sentimenti di grande spiritualità: l’Oratorio di S. Silvestro.
Sono entrato, poi, nella chiesa che presenta tre navate abbracciate dalla
sua maestosa abside, unico esempio in tutta Roma. A quell’ora non c’era nessun
altro visitatore: solo una monaca, in un angolo poco illuminato diffondeva
musica sacra suonando un organo, le cui note rendevano ancora più mistico e
suggestivo il luogo in cui mi trovavo. Da una porticina della navata sinistra
mi sono quindi affacciato nel meraviglioso chiostro, risalente alla prima metà
del XIII secolo.
Si tratta, come scrive Lia Barelli nella storia del convento, “di uno splendido esempio di quella che
viene definita architettura 'cosmatesca', dal nome di una delle principali
famiglie di scultori-architetti operanti a Roma tra XII e XIII secolo, i
Cosmati”. Confesso che al cospetto di un luogo così straordinario, circondato
da un luminoso giardino – dove “chiuso e aperto” convivono in splendida
sintonia - al centro del quale si leva una preziosa fontana di marmo “probabilmente
dell’XI secolo” dove l’acqua zampilla, mi sono lasciato cullare da quella incantevole
atmosfera. E non avrei mai smesso di passeggiare lungo il porticato che cinge
il giardino in un morbido abbraccio. Come una sorta di monaco laico mi sono
soffermato a lungo in quel chiostro, immerso nella solitudine e nel silenzio,
così lontano dal rumore della città e dalle miserie umane. Un luogo che eleva
l’animo verso la spiritualità, che fa comprendere la bellezza dell’arte, che
stimola la ricerca di un’armonia verso se stessi e gli altri. E invita alla
riflessione, alla calma interiore, all’amore per la vita. Ma noi, imbrigliati come
siamo nella frenesia quotidiana che in maniera così violenta contraddistingue e
degrada il nostro tempo, sommersi dai rumori di sottofondo, non ci accorgiamo che
stiamo perdendo una dimensione fondamentale della nostra esistenza che ci
permette di pensare e di ascoltare: il silenzio. Dopo circa un’ora di
permanenza in quel “mondo”, sono uscito fuori, nell'altro mondo: devo
dire che ero più sereno. Pronto ad affrontare il caos della città che faceva
sentire forte il suo ruggito.
Mi piace questa tua riflessione :)
RispondiEliminaS.
Grazie S. Un sorriso
RispondiElimina"Ma noi, imbrigliati come siamo nella frenesia quotidiana che in maniera così violenta contraddistingue e degrada il nostro tempo, sommersi dai rumori di sottofondo, non ci accorgiamo che stiamo perdendo una dimensione fondamentale della nostra esistenza che ci permette di pensare e di ascoltare: il silenzio"
RispondiEliminaSei la trasparenza di quel tuo profilo,di quello che avevo incollato la volta scorsa..
È molto bello quello che hai scritto e descritto...
Secondo te perché mi sento "a casa " perché???
Ti auguro di cuore un 2019 pieno di bene ...
L.
Grazie davvero per le tue parole L. Sei troppo buona! Forse ti senti "a casa" perchè condividi le mie riflessioni. E questo non può che farmi piacere. Auguro anche a te un felice anno nuovo
RispondiEliminaCondividere le tue riflessioni o far parte del tuo sentire ?
EliminaLe riflessioni,questo genere di riflessioni sono solo le parole scritte e guidate da una forza interiore...se ne sente la necessità ,il bisogno e poi la ricerca del silenzio per ritornare a rileggersi ,a rivedersi ,a riconoscersi in questi stessi scritti che ormai stampati, parlano per noi e danno un volto alla nostra anima ...sprigionata a quel sentire ,da quel sentire.
Sai una cosa Pino?
Scrivere e leggere per me è il grado più elevato per una comunicazione "eterna".
Viviamo nell'era tecnologica evoluta e avanzata che sta assorbendo lentamente la capacità di elaborare noi stessi,non più emozioni naturali,spontanee ma tutto si artificializza solo perché l'uomo ha premuto il pulsante " start" e adesso gira a 360 gradi,vive nella velocità e la centrifuga asciuga e prosciuga persino quella capacità data dalle emozioni ,di piangere!
Sai cosa pensano di una che scrive così? Non pensano ti assegnano un etichetta magari come heater (scusami se sbaglio nello scriverlo in modo " non corretto").Con un solo termine si classificano le persone che non hanno premuto quel tasto e non sono riusciti ad infilarsi dentro!Ma rischierei perfino di premere altri tasti errati se mi ptroccuperei troppo di questo e non intendo perdere LS mia autenticità, me stessa!
Grazie a te ...Pino
Linda
Diciamo pure che abbiamo delle "affinità elettive", tanto per usare un termine letterario. E poi. lasciamelo dire, mi piace questo tuo scoprirti un poco alla volta: prima Anonimo...poi L...ora, finalmente, Linda. Grazie per la fiducia (sorrido). Condivido pienamente le tue parole e, in particolare questo tuo pensiero: "Viviamo nell'era tecnologica evoluta e avanzata che sta assorbendo lentamente la capacità di elaborare noi stessi,non più emozioni naturali,spontanee ma tutto si artificializza solo perché l'uomo ha premuto il pulsante " start" e adesso gira a 360 gradi,vive nella velocità e la centrifuga asciuga e prosciuga persino quella capacità data dalle emozioni,di piangere!". Grazie, Linda, per le tue belle parole che arricchiscono il mio post
Eliminache meraviglia. dovremmo riappropriarci del senso del tempo.
RispondiEliminaProprio così..."riappropriarci del senso del tempo". Grazie Nina
Eliminabella questa tua passeggiata fuori del tempo e fuori dal frastuono, pur immerso nel cuore della città (come un monaco laico)
RispondiEliminamassimolegnani
Ogni tanto bisogna allontanarsi dal frastuono e isolarsi, proprio come un monaco, altrimenti non si vive più. Un caro saluto, Carlo.
EliminaLuogo stupendo quello che descrivi con tanta sensibilità e che per fortuna già conosco, sono molti i luoghi a Roma fuori dai consueti giri turistici che meritano soste particolari (il quartiere Coppedè al Nomentano, ad esempio, sconosciuto anche a tantissimi romani...), vicinissimo ai SS Quattro anche la spettacolosa basilica di San Clemente, più frequentata ma sempre ai margini dei grandi afflussi... buon anno di escursioni corroboranti.. ;)
RispondiEliminaUn romano come te, sensibile alla bellezza, non poteva non conoscere il luogo da me descritto. Sono davvero tanti a Roma i luoghi "fuori dai consueti giri turistici": basta girare l'angolo. Agli amici che vengono a Roma dico sempre: andate a visitare la Basilica di San Clemente, o il Mausoleo di Santa Costanza, sulla Nomentana. Meraviglie architettoniche che non tutti conoscono. Buon anno anche a te, Franco
EliminaBel suggerimento.
RispondiEliminaCercherò di andarci.
Non te ne pentirai...
RispondiEliminaUn piccolo Paradiso di cui prendere nota.
RispondiEliminaSi...per chi sa apprezzare questi luoghi dello spirito.
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