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martedì 5 luglio 2016

La solitudine della città



Esiste un vecchio pregiudizio duro a morire, secondo cui  chi oggi sceglie di vivere in maniera poco “visibile”, in una condizione di solitudine – direi quasi da eremita - chi non si fa vedere in giro e sceglie il silenzio al rumore, i ritmi più lenti alla vita frenetica, sia da considerare un misantropo, uno poco portato ai rapporti interpersonali ed alle amicizie. E’ un’idea davvero bislacca pensare che una persona che si ritiri in campagna - e quindi al di fuori di un contesto urbano – abbia necessariamente un carattere introverso e poco incline alla socialità, al divertimento, al confronto con gli altri. Come se la sola presenza di una moltitudine di persone in un determinato posto possa, come per incanto, garantire felicità e conoscenze. Secondo Leopardi il vero misantropo non è colui che si isola dal mondo, ma chi invece vive tra gli uomini. Infatti così scriveva: “Chi pratica poco cogli uomini, difficilmente è misantropo. I veri misantropi non si trovano nella solitudine, si trovano nel mondo. Lodan quella, si bene; ma vivono in questo. E se un che sia tale si ritira dal mondo, perde la misantropia nella solitudine”.

Sapeste quante volte mi sono trovato a passeggiare in una qualsiasi strada superaffollata del centro di Roma e sentirmi completamente isolato ed abbandonato, attanagliato da una sorta di solitudine angosciante! E sapeste, invece, quante altre volte mi è capitato di trovarmi da solo nella mia campagna, nel Cilento, o di passeggiare lungo una stradina appartata di paese, e non sentirmi mai solo, non avvertire quello strano isolamento che percepisco girando tra la folla anonima di una città durante un pomeriggio di una qualsiasi domenica. E che dire, poi, di quei vecchietti di città che trascorrono le loro lunghe giornate seduti su una panchina all’interno di qualche prato spelacchiato di periferia, tormentati dalle macchine, dallo smog, nascosti dagli enormi cartelloni pubblicitari che tolgono loro anche la poca aria che respirano. Che pena mi fanno, quanta tristezza mi procura una simile visione! Eppure, la stessa immagine di vecchiaia, le stesse persone anziane sedute a chiacchierare sul sagrato della chiesetta del loro paese, mi trasmettono altri sentimenti, altre sensazioni. E sono sensazioni di serenità e di tranquillità.

Direi che è fondamentale il contesto in cui avvengono e maturano i rapporti umani, in cui si manifestano le relazioni sociali, gli incontri ed il confronto con gli altri. Salutare uno sconosciuto che incroci mentre percorri in bicicletta un viottolo di paese, non è come incontrare il tuo simile su un autobus affollato nell’ora di punta: nel primo caso avverti sentimenti di amicizia e di solidarietà nei suoi confronti, nel secondo, invece, scopri amaramente di detestarlo perché è attaccato a te come una sardina in scatola, non ti fa viaggiare comodo e ti dà fastidio. A volte ho l’impressione che la città mi allontani dagli uomini e che la campagna, al contrario, mi avvicini ad essi.

10 commenti:

  1. Un'amara riflessione che condivido. Piero

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  2. considerazioni che mi trovano sulla tua lunghezza d'onda.
    massimolegnani

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  3. Da grande volevo fare l'eremita.
    E rimane il mio sogno più grande.

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    1. Io già lo sono: un eremita a Roma. Comunque, se il tuo sogno dovesse realizzarsi, fammi sapere tra quali montagne sceglierai il tuo eremo. :-)

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    2. Un eremita a Roma. Per certi versi ce ne sono tante di persone in solitudine, nonostante la densità di abitanti sia maggiore. Anzi proprio per questo.

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    3. Ciao e benvenuta qui. E' proprio vero: il sovraffollamento di un posto a volte genera solitudine. Ed è proprio ciò che volevo dire nel mio post. Quindi, per difendersi dal caos, dalla folla, dai rumori molesti e dalla confusione della città spesso ci si chiude nella propria solitudine. Nel proprio "eremo"

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  4. Io tendo alla dimensione della solitudine, le persone mi rubano il tempo.

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    1. Le tue parole mi trovano d'accordo. Grazie Sara

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