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mercoledì 19 febbraio 2020

La scomparsa del pensiero



Perché oggi un politico può vincere le elezioni raccontando menzogne? Perché la pubblicità, appellandosi ai nostri istinti più elementari, riesce a far credere che bevendo un caffè diventiamo belli come George Clooney? Perché i giovani copiano lo stile, i tic espressivi, i tatuaggi, il modo di vestire e di pettinarsi delle star del cinema e dei calciatori? Perché quando ci troviamo in un luogo sconosciuto camminiamo con lo sguardo incollato su Google Maps? Insomma, perché lasciamo che siano gli altri a pensare e a decidere al posto nostro e non facciamo nulla per invertire questa tendenza? Se lo chiede Ermanno Bencivenga – professore ordinario di filosofia presso l’Università della California – nel suo saggio “La scomparsa del pensiero” pubblicato da Feltrinelli.

L’autore, attraverso un’analisi approfondita e didascalica, arriva ad una conclusione inquietante: la nostra capacità di ragionare oggi è a rischio. Incombe la minaccia di una vera e propria mutazione antropologica che dissolve la peculiarità propria degli esseri umani, che è quella di pensare. Si tratta – dice il prof. Bencivenga - di una “catastrofe gentile che non squassa l’ambiente con uragani…e non semina cadaveri”, ma ci viene apparentemente incontro con un’offerta di aiuto che è ancora più devastante, perché “qualcun altro, qualcos’altro, ragionerà per noi”. I più esposti a questa deriva sono naturalmente i giovani, ipnotizzati dai loro cellulari e immersi in scambi virtuali con persone assenti, i quali non sono più in grado di prestare attenzione a nulla, costantemente distratti da un flusso continuo di informazioni e di messaggi visivi e sonori, troppo veloci e potenti rispetto ai tempi di elaborazione che il pensiero logico richiede. “I dispositivi elettronici – scrive Bencivenga – hanno eliminato la necessità di svolgere semplici, quotidiani esercizi deduttivi e hanno così pesantemente ridotto il fiorire della virtù logica che in questi esercizi trovava nutrimento”. In altre parole, è vero che la tecnologia ci libera da certe fatiche, ma è pur vero che affidandoci completamente a delle macchine fornite di intelligenza artificiale, finiamo per perdere quelle capacità sensoriali e cognitive indispensabili per riflettere e ragionare con la nostra testa.

13 commenti:

  1. Veramente interessante. Me lo segno.
    Grazie.

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    1. Penso che ti possa interessare, visto che sei molto sensibile a queste tematiche. Grazie a te, Andrea

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  2. Pensare costa una gran fatica.
    Soprattutto di questi tempi.

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    1. Pensare è il lavoro più pesante che ci sia...non so chi l'ha detto, ma credo che sia proprio così. Ed è per questo che non pensiamo

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  3. Hai fatto riaffiorare vecchi ricordi scolastici (Orwell, 1984) e la più recente lettura di Bradbury...
    ...e mai come in questo periodo avverto l'urgenza di evitare la tecnologia, che ammazza la mia libertà di pensare e mi urta: già non posso muovermi fisicamente, guai a chi cerca di limitare il pensiero!

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    1. Lo ricordo bene il libro di Orwell, Marzia. Concordo con te: la tecnologia è nemica del pensiero.

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  4. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  5. Io mi sto sempre più rendendo conto che chi pensa di suo ed esprime un suo autentico pensiero e'sempre a rischio di qualcosa per come ragiona...come se ti trovassi a comunicare più con te stesso che con gli altri,ma poche volte qualcun altro ti saluta e allora dici:
    toh ma tu mi vedi allora...mi ascolti ...ragioni e pensi?

    E l'altro risponde:

    ma sai che quando ti ho chiamato e ho visto che ti giravi mi son detto la stessa cosa? :-))))


    Non possiamo rinunciare a ragionare e pensare con la nostra testa è una forma di violenza a se stessi soprattutto ...ma vale lo stesso anche per la rinuncia alla manualità ...sto facendo tanti di quegli errori con il cellulare che scrive una parola tanto velocemente che solo dopo ,leggendomi con il mio ancora naturale tempo di lettura ,mi rendo conto di quanto sono peggiorata grazie alle invenzioni :-)

    Beh il "grande fratello " ormai va 24/24 tutti i giorni un po ovunque.

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    1. La tecnologia ci sta cambiando e, sotto certi aspetti, ci sta peggiorando. I miei tempi di lettura e di scrittura sono, naturalmente, lenti quanto i tuoi e non possono competere con un cellulare, con il quale io non ho alcuna esperienza, alcun rapporto. Scrivo con un vecchio computer, e solo quando sto a casa, cercando di non farmi condizionare più di tanto. Ciao L. (??)

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    2. "La tecnologia ci sta cambiando e, sotto certi aspetti, ci sta peggiorando".

      Diciamo che per alcuni di noi è anche una bella sfida ...fin quanto e quando riusciamo a non perdere il contatto non con la tecnologia ma con noi stessi e con la Natura!

      Immagina con questo coronavirus quante quarantena davanti ai social? :-)


      L.Si sono io,ed ero io sopra... mi fa piacere che anche senza firma riesci a sentirmi:-)Chiaro che facciamo parte dell'esempio sopra..." anche tu mi vedi ,mi ascolti e riesci ancora a pensare?"

      Buona settimana e grazie !


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    3. Si, riesco a sentirti, ho imparato a conoscere il tuo stile e il tuo modo di affrontare la realtà. E'vero, non dobbiamo perdere il contatto con noi stessi, ed è importante non farsi ingabbiare dalla tecnologia, in primis dai social: la vera piovra dei nostri tempi. Auguro anche a te una buona settimana

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  6. Questo tuo post e le sue considerazioni hanno riportato alla mente una lettura di tempo fa, autore Vittorino Andreoli, HOMO STUPIDUS STUPIDUS, l'agonia di una civiltà. La tecnologia sta tarpando la nostra capacità di pensiero innescando la regressione delle nostre capacità per il mancato esercizio della mente.
    Un buon pomeriggio

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