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mercoledì 7 gennaio 2015

Quant'è buono il pane di ieri!



 

Enzo Bianchi – per chi non lo conoscesse – è un monaco laico, fondatore e Priore del Monastero di Bose nel Canavese, una comunità religiosa di grande successo e spiritualità meta di tantissimi pellegrini in cerca di silenzio, meditazione e preghiera. Con questo suo libro, che io  lessi nel marzo 2010, lo scrittore piemontese rivisita il suo passato vissuto nella sua amata terra del Monferrato. E lo fa proprio al fine di cogliere in esso le chiavi di lettura non solo del presente ma anche del futuro. Perché l’esperienza che ci viene dal passato è buona anche per affrontare gli anni a venire,  ed i principi e i valori che hanno alimentato l’esistenza di chi ci ha preceduto sono in grado di sostenere anche noi che viviamo il presente.

I ricordi di quella vita faticosa, portata avanti con durezza per il lavoro quotidiano e per l’isolamento in cui si viveva nelle cascine, affiorano nitidi e appassionati in queste pagine. Una carrellata di immagini, di luoghi, di personaggi, di sensazioni, di suoni, di profumi che sembrano scomparsi dalla nostra vita quotidiana e che vengono evocati con affetto e con gioia, misti a nostalgia.

Come le campane che tendono a non suonare più e comunque quando rintoccano nessuno riesce nemmeno ad ascoltarle, soffocate come sono dal frastuono del traffico, dai telefonini sempre accesi, dai rumori assordanti. Erano suoni che scandivano la vita nei paesi di campagna, che venivano ascoltati come moniti quotidiani e ritmavano il passare del tempo avvolgendo la vita delle comunità, aiutandole nella loro identità e fornendo loro un vero linguaggio di comunicazione a distanza.

Come dimenticare il canto del gallo, che da messaggero del giorno è stato bandito dalle nostre esistenze. Confesso - dice Enzo Bianchi – che per me è sempre stato ed è il suono quotidiano più straordinario, più desiderato, più amato. E come non ricordare la cucina tradizionale, quella fatta con ingredienti  genuini: quel profumo di ragù che si avvertiva camminando lungo le stradine del borgo antico nei giorni di festa. Sparito. Oppure il profumo del pane appena sfornato, fatto in casa nel forno a legna. Si è perso il senso di questo fondamentale alimento della nostra tavola: oggi viene facilmente trascurato e sostituito con tanti prodotti alternativi la cui unica positività consiste in una negatività e cioè quella di non farci ingrassare.

Tra i tanti ricordi non poteva non spuntare, nel libro, la coltivazione della vite e la trasformazione dell’uva in vino, attraverso il rito antichissimo della vendemmia. La stagione della vendemmia era ed è non solo il coronamento di un’annata di lavoro ma il simbolo dell’intimo rapporto tra l’uomo e la terra che abita. E quando si parla di terra, il ricordo di Bianchi va immancabilmente all’orto: l’autore aveva solo 14 anni, quando chiese in dono a suo padre un piccolo fazzoletto di terra da coltivare e da allora non riesce a vivere senza accudirne uno, perché un orto non solo dà gusto ai cibi, ma gli insaporisce l’anima. L’orto quindi come una grande metafora della vita spirituale, come lo spazio interiore della nostra vita, luogo di lavoro e di delizia, luogo di semina e di raccolto, luogo di attesa e di soddisfazione.

Il ricordo del passato passa anche attraverso le feste, che venivano vissute con partecipazione e semplicità e che costituivano un’occasione importante, allietate con pasti abbondanti e preparati con cura. E’ un mondo semplice, quello che ci descrive Enzo Bianchi, un mondo che seguiva i ritmi delle stagioni, che non conosceva i tempi frenetici della vita moderna, che prediligeva la lentezza piuttosto che la velocità.

10 commenti:

  1. Ascolto spesso (non sempre, purtroppo) "Uomini e profeti" su Radio 3.
    Enzo Bianchi è un ospite frequente e seguo le sue parole con estremo interesse.
    Però non ho mai letto un suo libro!

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    1. Di libri ne ha scritti diversi: io ho letto solo questo, e devo dire che scrive in maniera semplice e chiara. E' tanto interessante ascoltarlo quanto leggerlo. Ciao

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  2. ho la fortuna di vivere in campagna, transfuga dalla città, e abito quasi sotto il campanile, i miei vicini hanno galli e galline, per cui comprendo benissimo lo spirito del libro e lo condivido.
    un saluto
    ml

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    1. Beato te che hai la fortuna di vivere in campagna e ti svegli al canto del gallo. :-)
      Ciao

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  3. recensione eccellente,
    la vita è la terra, fortunato chi lo capisce,
    cercherò il libro, tra l'altro sono Piemontese e conosco bene il Monferrato

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    1. Grazie Tads, troppo buono. :-)
      Dici bene: “la vita è la terra”, tutto nasce dalla terra. Il Monferrato, poi, ha dato i natali ad illustri personaggi e tra questi metterei anche il Priore di Bose oltre, naturalmente, Tullio Antimo da Scruovolo . :-)
      Un caro saluto

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  4. ne scrissi pure io, lo scorso anno,
    qui.

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    1. L'ho letto, Silvia. Il pane del giorno prima è davvero buono. Sai fare il pane in casa? Complimenti :-)

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  5. Ah grazie!
    Non ci vuole molto ...

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    1. Non ci vuole molto per chi lo sa fare

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