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mercoledì 24 settembre 2014

I belli e i brutti



Nella società dello spettacolo in cui siamo immersi, la bellezza è diventata una sorta di obbligo sociale; mi riferisco, in primis, alla bellezza di un corpo e poi a quell’altra bellezza, molto più articolata e complessa, che si addice ai riti ed ai comportamenti sociali. Ricordate quando un tempo si diceva che l’importante è essere belli dentro? E’ un’ affermazione ormai desueta, perché l’uomo moderno, oggi, vuole essere soprattutto bello fuori. E’ uno dei bisogni primari della nostra epoca: essere desiderati. E ammirati. E come ben sappiamo si desidera ciò che è bello non ciò che è brutto.  In questa direzione ormai spingono tutti i mezzi di informazione, in particolare la televisione e la pubblicità quando celebrano l’efficientismo di un corpo sempre giovane e attraente.
Il modello di bellezza vagheggiato è quello che troviamo esposto nelle riviste patinate, è quello che si vede al cinema e in televisione. Sono gli ideali di bellezza proposti dal mondo dei consumi e del mercato. Ma per nostra fortuna i brutti esistono ancora. E godono della mia solidarietà. D’altra parte è come andare allo stadio a vedere una partita di calcio tra il Brasile e la Scafatese: io tiferei per quest’ultima. Non si possono sostenere sempre i belli; diamo un po’ di sostegno morale a chi ha avuto molto poco da madre natura. E in questo senso i brutti, senza aver commesso alcuna colpa, hanno molto da rammaricarsi nei confronti di un destino a loro avverso.

Io comunque non riesco ad immaginarmi una persona brutta: è forse quella con dei lineamenti non perfetti? col naso storto e senza denti? oppure quell’altra con la testa troppo grande e le orecchie a sventola? La stessa definizione di “brutto” è stata nei secoli passati ampiamente discussa da scrittori e filosofi, però non si è mai arrivati ad una descrizione che andasse bene per tutte le situazioni. Se proprio devo pensare ad un corpo sgraziato e disarmonico, allora vado a cercarlo in un quadro di Picasso, il maggiore esponente di quel movimento pittorico chiamato “cubismo”, il quale - rivoluzionando il modo di dipingere  – rappresentò soggetti spigolosi, deformati, mostruosi. Eppure quelle immagini, a dispetto dello la loro evidente deformità, appaiono artisticamente belle e procurano un piacere simile a quello che può destare un dipinto di Raffaello o di Caravaggio. Segno evidente, questo, che nel brutto c’è sempre qualcosa di bello. Basta saperlo individuare. Oppure basta guardare il mondo con occhi diversi e ciò che apparentemente sembra poco attraente può diventare appetibile.
E’ chiaro, però, che alla bruttezza non ci si rassegna e si fa di tutto per nasconderla: magari dietro l’intelligenza, un buon carattere, la simpatia, l’ironia: si cerca, in altre parole, di sopperire ad una mancanza estetica con una qualità morale, di conquistare gli altri perfino con una diversa abilità piuttosto che con il fascino di un bel viso. C’è da dire che mentre per gli uomini questo espediente può funzionare e risultare vincente, non altrettanto può dirsi per le donne. Infatti un uomo può essere anche la brutta copia di un Adone, ma se dotato di una colta intelligenza, risulta (agli occhi di una donna) quasi sempre interessante e affascinante; al contrario una donna (agli occhi di un uomo), seppure ugualmente intelligente, è improbabile che possa suscitare attrattiva se non rispetta determinati canoni estetici. Il suo incanto – secondo un pregiudizio difficile a morire - scaturisce solo dalla sua bellezza fisica. Si vuole la donna bella e oca, forse perché quella bella e intelligente suscita paura e soggezione.
 
E’ innegabile, però, che anche la bruttezza abbia un suo potere di seduzione e di persuasione, almeno in letteratura. Pensiamo, per esempio, alla bruttezza di “Fosca”, il personaggio femminile dell’omonimo romanzo di Igino Ugo Tarchetti: “tutta la sua orribilità era nel suo viso”. Tuttavia questa donna, grazie alla sua intelligenza superiore, riuscirà a conquistare il suo uomo perché era capace di illudere, con una tale forza passionale, da far dimenticare la sua “orribilità”. Ci troviamo nell’Ottocento: oggi, probabilmente, un intervento di chirurgia estetica avrebbe posto fine alla sua bruttezza.

12 commenti:

  1. Ogni scarrafone è bello a mamma soja. E non ci piove. Cosi come un tifoso della Scafatese non farà il tifo per quella squadra perché gli fa pena, dinanzi al Brasile, ma perché in cuor suo sa che sarà bellissimo segnare un gol ai verdeoro. Insomma, la soggettività vince sempre.. che dire, senno', degli obbrobriosi labbroni a canotto che fanno tanto trend nel jet set e che, almeno io, trovo orrendi?

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    1. Anch'io li trovo orrendi quei labbroni rifatti: D'altra parte, caro Franco, de gustibus non disputandum est. Almeno così dicevano nel passato. Ciao

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  2. Che argomento da fiumi di parole! La bellezza, secondo me, è uno stupendo biglietto da visita che però se non è supportato da tanto altro, resta solo un bel biglietto.
    La seduzione invece, credo, passi attraverso altri canali, quali l'intelligenza, la cultura, la sensualità, il fascino e (perchè no?) anche un po' di mistero.
    Ciò che una persona emana è ciò che la rende bella, oppure no, agli occhi degli altri.
    Sinceramente, a me, i bellocci non sono mai piaciuti. Preferisco i tipi interessanti, colti, gentili, magari con l'aria malinconica e lo sguardo da cane bastonato. Sono una che tifa per i perdenti.Che abbia uno spirito da "crocerossina" ?

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    1. Cara "crocerossina"...sono d'accordo con te: gli ultimi o i "perdenti", come li definisci tu, mi sono più simpatici dei primi della classe, dei bellocci, dei piacioni, degli arrivisti. Ciao

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  3. Sono sincera o forse spietata. Seguendo il filo del tuo discorso: a me Picasso non è mai piaciuto (proprio per niente). Credo che "brutto" sia un concetto individuale che ci costruiamo nel tempo, anche se per onestà va detto che ci sono dei brutti che sono proprio brutti (come lo è per me Picasso). Penso a Plinio Fernando (quello che faceva Mariangela in Fantozzi): in tutta sincerità potrebbe avere una carica enorme di simpatia, di intelligenza. di quello che vuoi tu, ma io non ce la farei a superare il disagio datomi dall'impatto fisico. E' vero quel che dici che noi donne ci facciamo spesso sedurre da un uomo per le sue doti non fisiche, ma pure noi abbiamo dei limiti.
    Forse hai ragione tu e nella bilancia le donne brutte risultano più perdenti, ma con trucco/parrucco stiamo accorciando le distanze (peccato per la sorpresa che avranno i maschietti quando ci vedranno al naturale). Ciao :) Marilena

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    1. A volte il "brutto" nasce da una costruzione mentale, che può modificarsi col tempo. Certo, è sempre un concetto soggettivo, non catalogabile. Grazie per il commento. Ciao :-)

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  4. gradevole excursus tra bellezza e bruttezza.
    quello che che disturba me non è certo la bellezza in sè quanto la omologazione, lo stereotipo, come dicevi tu, da rivista patinata, il canone imposto dai media e largamente assimilato. Io nella bellezza cerco originalità e imperfezione.
    ml

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    1. "...originalità e imperfezione" la sintesi perfetta della bellezza, Grazie ml

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  5. La bellezza è sempre apprezzata: in una persona, in un quadro, in un paesaggio, in un oggetto. E' fatta di proporzioni, di armonie. E' meglio affacciarsi alla terrazza del Pincio che sulla raffineria di Busalla.
    L'idea becera di avvenenza che i media propongono da troppi anni, molto legata alle persone, donne in primis, è qualcosa di nuovo e distrurbante: è un mezzo, è qualcosa che ci si procura, è un presente continuo ed è associato in toto all'idea di giovinezza.
    E' stereotipata, come dice ml, perché così è tutto più facile, non si deve pensare.
    Secondo me, niente a che vedere con la bellezza ;-)

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    1. Sono d'accordo. Grazie per il tuo commento, Ciao

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  6. ciao Remigio,
    complimenti per il post,
    se me lo consenti esprimo il mio pensiero...

    viviamo nell'era del relativismo estetico, no, non è un parolone campato lì per fare il figo, è una constatazione. La bellezza estetica femminile è totalmente dettata da uomini gay condizionati da transfert psicologici e esigenze professionali. Ogni volta che si indicono sondaggi sulle donne più appetibili, emergono fattezze ripudiate dal mondo estetico. E' qui l'omologazione, l'anoressia fatta valore (per fortuna poi rientrata) e altre amenità totalmente deprecabili.

    la bellezza è armonia, simbiosi tra le parti, è continuità, dalla testa ai piedi, ciò che rende belli è l'assemblaggio naturale. Se un chirurgo estetico dovesse mettere insieme il naso più bello, la bocca più bella, le zinne più belle... ecc. ecc. insomma, tutto il "più bello", verrebbe fuori un mostro inguardabile, proprio perché NON naturalmente assemblato. L'estetica è anche compensazione, ciò non toglie che, come ha detto qualcuno, la bruttezza oggettiva esista.

    La "bellezza interiore" è una balla clamorosa, un alibi, un'ancora, chi sta bene con se stesso sta bene anche con gli altri, sempre non si intenda per bello dentro l'individuo obbligato da una penalizzazione fisica ad assumere atteggiamenti di accondiscendenza, magari per non essere emarginato dal gruppo.

    buona giornata

    TADS

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  7. Caro Tads, hai perfettamente ragione:le tue parole mi trovano d'accordo. Diceva un certo Seneca che una donna bella non è colei di cui si possono lodare gli occhi, le gambe o il petto, ma quella il cui aspetto complessivo è di tale bellezza da togliere la possibilità di ammirare le singole parti. Un caro saluto.

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