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martedì 6 settembre 2016

Martin Eden: il sogno del riscatto sociale nell'America di fine Ottocento



Visse una vita breve ma intensa,  minata soprattutto dagli eccessi alcolici, lo scrittore americano Jack London, l’autore de “il richiamo della foresta” e “Zanna bianca”, tanto per ricordare i suoi libri più famosi. Morì suicida a soli 40 anni, scrivendo intensamente, viaggiando per il mondo e facendo mille mestieri, tra cui il marinaio. E da questa sua personale esperienza di vita nacque, probabilmente, la figura di Martin Eden, il giovane marinaio protagonista dell’omonimo romanzo (Garzanti editore), scritto qualche anno prima di morire.

La storia si dipana sullo sfondo della grande America di fine Ottocento e dei primi anni del Novecento, nel pieno della sua espansione sociale ed economica, quell’America che rappresentava il sogno di tutti gli uomini ansiosi di riscatto sociale e di miglioramenti economici, crocevia di avventure grandiose e di sofferenze, di miseria e di benessere, dove le differenze di etnia, di classe sociale e di censo erano, nonostante tutto, molto marcate. Il marinaio Martin Eden altri non è che un cittadino ventenne di quella Nazione (alter ego dello scrittore), degno rappresentante di quella società povera e sfruttata che si affacciava alla dura realtà della vita, che rincorreva il suo sogno di riabilitazione sociale, desideroso di affrancarsi da quella condizione di miseria e di sofferenze fisiche e morali in cui la sorte sembrava volerlo definitivamente destinare. Il protagonista del libro inizia a capire che lo studio, i libri, la musica e l’arte in generale sono strumenti molto potenti, capaci di restituire agli uomini dignità e libertà di pensiero, fondamentali per poter intraprendere anche un cammino di miglioramento socio/economico. E l’occasione gli si presenta il giorno in cui, invitato a pranzo a casa di un suo giovane conoscente ricco e borghese - a cui aveva salvato la vita durante una rissa tra ubriachi - resta folgorato dalla bellezza fisica e spirituale di sua sorella Ruth, prima ancora che dalla magnificenza della dimora in cui entrambi vivevano “voglio respirare l’aria che si respira in una casa come questa” - dice Martin – “un’aria piena di libri e quadri e belle cose, in cui la gente parla a voce bassa ed è pulita, ed ha pensieri puliti”.

Ruth diventa il sogno d’amore di Martin, la donna per cui valeva la pena di vivere e lottare, idealizzata come una figura sublime e divina, nonostante fosse il prototipo della ragazza conservatrice per natura e per educazione, “cristallizzata in quel cantuccio della vita in cui era nata e si era formata”, attenta alle convenzioni sociali, amante della ricchezza, espressione della facoltosa borghesia americana dei primi del ‘900. Infatti, consapevole del fascino che esercitava su quel rude marinaio, lei avverte il segreto impulso di “plasmare quell’uomo sul modello della vita degli uomini che vivevano nel suo particolare cantuccio d’esistenza” immaginando di poter condurre un giorno, insieme al suo amato, una felice esistenza senza scosse e frizioni, simile a quella che avevano vissuto i suoi genitori, che per lei costituivano l’ideale insuperabile dell’affinità amorosa.

Martin appare spaesato e impaurito, si aggira come un animale ferito in un territorio sconosciuto, così diverso dal suo; egli è alla disperata ricerca di essere accettato da quel mondo che custodiva, non solo la ricchezza, ma anche quegli strumenti culturali a cui aspirava ardentemente. Avendo sempre vissuto in un mondo meschino, ora vuole “ purgarsi da tale miseria che aveva segnato ogni giorno della sua vita, voleva innalzarsi verso il regno ideale in cui erano le classi superiori....le ricchezze che doveva riuscire ad assicurarsi a tutti i costi erano la bellezza, l’intelligenza e l’amore”.

Il raffronto tra la sua condizione sociale, intrisa di miseria e di ignoranza, e la civile società ricca e borghese a cui appartiene Ruth, rappresenta la molla che lo proietterà verso il rilancio sociale e culturale attraverso un percorso formativo di studio e di letture frenetiche, che lo porteranno verso grandi traguardi letterari, verso la ricchezza e la notorietà. Ma proprio nel momento del grande successo Martin Eden, il marinaio anarchico e indipendente, si accorge della sua inadeguatezza per quel mondo, un mondo che si rivelava un’illusione, falso e ipocrita, abitato da persone che nonostante leggessero gli stessi libri che leggeva lui, non avevano tratto da essi alcun insegnamento morale. Ma era troppo tardi per tornare indietro, nel suo mondo: anche quello, ormai, lo disgustava perché  “...troppe migliaia di libri aperti avevano creato un abisso....si era esiliato con le proprie mani, viaggiando nel vasto reame dell’intelletto sino al punto in cui non era più possibile far ritorno”.
     
Attraverso questo romanzo, bello e crudele, Jack London intende rivolgere una feroce critica a quella società borghese e perbenista dell’America del suo tempo, che rincorreva falsi miti e valori sbagliati, attenta solo agli agi e agli interessi di persone sciocche, infantili e superficiali.

8 commenti:

  1. Proprio vero: la cultura ti può salvare, ma, se "vissuta" troppo lontana dalla vita ti può isolare in modo irreversibile.
    Ho conosciuto più di una persona incappata in quest'errore e per lo più si tratta- al meno in base alla mia esperienza- di persone "invivibili", condannate ad una solitudine assoluta.

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  2. E' vero quello che dici: quando i libri si sostituiscono alla vita può' esserci un problema. E' pur vero pero' che la solitudine come scelta di vita non e' come quella imposta dagli eventi e dalle condizioni esterne.

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  3. alla luce delle note biografiche che mi dai su London (alcoolismo, suicidio) mi sembra che il romanzo, specchio dell'autore, acquisti un'ombra cupa, voglio dire più della scalata sociale e culturale è la delusione finale il vero fulcro del libro.
    massimolegnani

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    1. Infatti il finale è tragico. Come tragica fu la fine dell'autore. Resta comunque un grande libro. Ciao Carlo

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  4. fossi un editore ti assumerei subito come recensore capo, giuro

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    1. Uhm! Vista la crisi del mondo editoriale e considerata la scarsità di lettori, caro Tads, tu come editore ed il sottoscritto come "recensore capo" faremmo una brutta fine. Un caro saluto :-)

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  5. La lettura di questo bel libro fu così coinvolgente che lo lessi in un boccone!

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    1. Concordo: è un buon libro. Ciao Silvia.

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