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domenica 26 giugno 2016

Le virtù della classe dirigente


Proprio oggi “Il Fatto Quotidiano” ha chiesto ad alcuni opinionisti cosa pensassero dei 5 Stelle e cosa servisse loro per poter amministrare bene il Paese. Tra i tanti interpellati, mi piace qui riportare quello che ha detto il sociologo Domenico De Masi il quale, dall’alto della sua straordinaria lungimiranza – tra il serio e il faceto - fa riflettere amaramente sulle peculiarità della classe dirigente italiana.

“Diciamolo subito: - dice De Masi - i 5 Stelle non sono pronti a governare. Per essere classe dirigente prima di tutto ci vuole la faccia giusta: quella rapace di La Russa, quella greve di Salvini, quella stitica di Monti, quella paracula di Mastella. A paragone, quelle di Appendino o della Raggi sembrano facce di cresimande. E, comunque, la faccia non basta. Per essere classe dirigente ci vuole anche la parola alata di Vendola, quella sibillina di Moro, quella cafona di De Luca. E, dietro le parole, ci vogliono le idee: quelle sgangherate di Alfano, quelle perfide di Ichino, quelle variopinte di Gasparri. Insomma, per diventare classe dirigente occorre l’ingenuo candore di Andreotti e l’adolescenziale stupore di Scajola, la santità di Previti e la trasparenza di Gianni Letta, il giovanile coraggio di Napolitano, la pluridecennale esperienza governativa della Boschi e la specchiata onestà di Ciancimino. I 5 Stelle non hanno nessuna di queste virtù. Con quale faccia tosta possono pretendere il governo di un Paese come l’Italia?”

Domenico De Masi (Il Fatto Quotidiano)

16 commenti:

  1. Ha ragione De Masi. I 5 Stelle sono troppo onesti: non possono governare

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    1. E' vero. E poi hanno il brutto vizio di rinunciare ad una parte dello stipendio: una cosa davvero inaccettabile...:-)

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  2. complimenti a DeMasi e alla sua ironia feroce (lo stupore adolescenziale di Scajola è una perla)
    massimolegnani

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    1. Raccontare la triste realtà con ironia non è una capacità che appartiene a tutti...

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  3. Mica male...
    Mi viene da sorridere. Amaramente, s'intende.

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    1. Meglio sorridere, anche se ci sarebbe da piangere per come siamo messi.

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  4. Capaci o non capaci, non vedo alternative.

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    1. Prima di giudicarli, lasciamoli governare

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  5. Io ho qualche perplessita'sul loro elettorato, mi sembra oltre modo composito.

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    1. E' un elettorato composito proveniente dai diversi partiti politici tradizionali i quali hanno fallito i loro obiettivi. Dunque quegli elettori, che prima di tutto sono dei cittadini, si sono riversati su un movimento non legato a nessun partito, i cui rappresentanti parlamentari sono persone normali e incensurate che non vivono di sola politica, si sono tagliati gli stipendi e contano di occupare quelle poltrone - non a vita, come succede da sempre - ma solamente per due mandati elettorali.

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    2. Io li ho votati alle ultime governative, perche'non volevo Bersani. Magari non e'una motivazione edificante.

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    3. Forse era meglio Bersani dell attuale premier...

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    4. No, assolutamente no. Non e'un giudizio sulla persona, bene inteso, ma sul gruppo di potere.

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    5. Ho capito: e sono d'accordo con te.

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  6. Ho votato Raggi sperando in un cambio di direzione. Oggi ho saputo che ha messo il suo compagno a capo di gabinetto.
    Non è cambiata una virgola...

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    1. Caro Franco, queste illazioni di carattere personale sono del tutto false. Sta cominciando l’attacco mediatico contro la Raggi da parte di chi ha governato malissimo Roma in questi ultimi decenni. Punto.

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