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sabato 21 novembre 2015

Riscoprire il "vuoto"



Io penso che nella società in cui viviamo e soprattutto nella vita delle tante persone “super impegnate”, oggi manchi un rigenerante e salutare “spazio vuoto”, inteso come momento di pausa e di riflessione quotidiana. Quel “vuoto” fatto di silenzi... di assenza di rumori molesti...di raccoglimento....di attesa. Quel vuoto che permette di riflettere e di stare con se stessi, di pensare e di progettare e di accantonare, per qualche istante, oggetti e occasioni che hanno reso l'esistenza sempre più nevrotica.

Il “vuoto”, anche nella sua accezione positiva, ci fa paura e lo viviamo come un incubo; siamo sempre alla ricerca spasmodica di qualcosa che possa riempirlo, qualora si dovesse presentare durante la nostra giornata, tra un impegno e l’altro, tra un incontro culturale ed una riunione di lavoro, tra un corso di inglese ed uno di pianoforte, tra un esercizio in palestra e una gara di ballo, tra un acquisto al centro commerciale e un cazzeggiare con il telefonino.

Siamo terrorizzati dal vuoto e allora dobbiamo imbottirlo a tutti i costi di messaggi....di telefonate....di oggetti...di musica come sottofondo, ma non per ascoltare musica, ma solo per non ascoltare il silenzio. Il costante bombardamento di immagini, di informazioni, di pubblicità visiva e uditiva dovrebbe suscitare in chiunque una reazione di rifiuto. Ma non succede. Siamo assuefatti ad ogni forma di orrore. Anche il nostro paesaggio urbano in cui viviamo abitualmente ( e mi riferisco soprattutto alle grandi città ) è saturo di un’infinità di segnali visivi disturbanti, di graffiti e di pitture murali di ogni genere, di insegne pubblicitarie, di rumori, di sporcizia e di macchine che riempiono ogni spazio disponibile.

Maestra di riempimento è, naturalmente, la televisione. Trasmette 24 ore su 24. Senza fine. Senza vuoti. Qualche secondo di pausa tra una trasmissione e l’altra crea panico e imbarazzo. Lo si capisce subito se si presenta un piccolo impedimento tecnico, per cui le immagini o il servizio non partono: immediatamente si legge il terrore sul viso del malcapitato giornalista. Non sono ammesse pause, la narrazione deve essere continua e costante. Con una momentanea sospensione, il telespettatore può anche pensare con la sua testa e allora potrebbe decidere di spegnere quei 42 pollici che arredano la sua casa. O cambiare canale. Ed ecco allora che la pausa diventa un pericolo da evitare a tutti i costi.

Abbiamo perduto quell’antico modo di fare televisione, il cui palinsesto prevedeva un inizio ed una fine. E con la fine dei programmi serali si presentava davanti a noi un bellissimo “vuoto”, da riempire – se Morfeo tardava a venire - leggendo un libro o chiacchierando con una persona cara. Ricordo con nostalgia quell’intervallo televisivo che veniva trasmesso tra un programma e l’altro senza messaggi pubblicitari, fatto solo di fotografie, in bianco e nero, di vecchi borghi o di greggi di pecore che pascolavano, il tutto accompagnato con un dolce sottofondo musicale. Erano sprazzi di autentica felicità e di rilassamento.

Oggi sono disgustato dal “troppo pieno”, che ormai affligge la società in cui viviamo e quindi auspico un ritorno graduale ad un piacevole “vuoto” quotidiano: di oggetti, di impegni, di immagini, di notizie che generano altre notizie che a loro volta fanno nascere smentite e contro-smentite, di messaggi pubblicitari che invadono le nostre esistenze, tant’è che alla fine gli occhi e la mente finiscono per percepirli solo come consueti e irrinunciabili rumori di fondo. Le nostre capacità percettive e sensoriali sono straordinarie, però a tutto c’è un limite.

2 commenti:

  1. Con gli oggetti si riempiono i vuoti, ecco perché tutte le case scoppiano di cose.
    Con gli abiti ci si camuffa e ci si inventa un'altra vita, peccato che duri sempre pochissimo e ci tocchi poi sempre cercarne di nuove (vite) e di nuovi (abiti).
    Il vuoto invece dovrebbe attrarci nella sua qualità di spazio libero per esprimerci e vagare, alla pari del silenzio, altro grande escluso e temuto spazio di libertà.

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    1. Hai colto benissimo l'essenza del mio post. Grazie per la visita.

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