Cerca nel blog

giovedì 11 dicembre 2014

Folla e demagoghi



 
In una lettera all’amico Lucilio, Seneca così scriveva: “mi chiedi che cosa tu debba specialmente evitare. Rispondo: la folla. (…) La compagnia della moltitudine è dannosa: c’è sempre qualcuno che ci rende gradevole un vizio o, senza che ce ne accorgiamo, ce lo trasmette in tutto o in parte. Più sono le persone con cui viviamo, maggiore è il pericolo…”
Lo ammetto: anch’io evito la folla. In qualsiasi contesto venga configurata, allo stadio durante una partita di calcio o in piazza in occasione di un comizio o un concerto, in un centro commerciale durante le feste natalizie o su una metropolitana all’ora di punta, la folla cessa di essere una moltitudine di individui pensanti e diventa una sorta di miscuglio appiccicoso, nevrastenico che nulla ha a che fare con la razionalità e con l’intelligenza delle persone prese singolarmente. La folla risponde solo all’istinto, condiziona coloro che la compongono e produce reazioni stupide e incontrollabili.

Prendiamo – per esempio - la folla che, munita di bandiere, tamburi, fischietti e striscioni, gremisce una piazza per ascoltare, applaudire, osannare l’uomo politico del momento. E’ la tipica manifestazione di fede che ormai abbiamo imparato a conoscere e che si ripete da sempre: applausi, slogan, canti, evviva, insomma tutto il repertorio e il modo di esprimersi di quella marea di persone accomunate dagli stessi ideali. E proprio in queste circostanze assistiamo ad uno strano spettacolo che prevede - da una parte - un palco (in un recente passato era un balcone) da cui un demagogo arringa i presenti, cerca il loro consenso con promesse altisonanti, lusingandone anche i più bassi istinti; dall’altra, cinquecentomila/un milione di manifestanti (secondo l’organizzazione) ovvero mille (secondo la questura), che esultano e credono agli asini che volano. Il demagogo si guarda bene dal dire la verità e cerca solo di ottenere un effetto corale di giubilo, invece i cinquecentomila/un milione di disgraziati (secondo l’organizzazione) o i mille (secondo la Questura) – eccitati dall’entusiasmo generale e dalle grida di evviva - non sanno di essere stati presi in giro perché la folla di cui fanno parte offusca loro il cervello. L’ipocrisia del demagogo di turno si nutre della schizofrenia della piazza: la perfidia del primo crea l’alienazione della seconda. Ieri come oggi, fatta salva qualche differenza, la folla è sempre la stessa entità amorfa, sia quando si radunava sotto un balcone che quando si dà appuntamento in piazza. Perché, come diceva Michel de Montaigne “quando gli uomini si riuniscono, le loro teste si restringono”.
Fino a quando esisteranno dei populisti che, per governare il Paese, rincorrono il consenso e l’entusiasmo irrazionale delle folle che riempiono le piazze, attraverso promesse irrealizzabili e interventi demagogici, non credo sia possibile sperare in un miglioramento dell’attuale situazione socio-economica. L’educazione politica di una nazione si ottiene facendo sì che i suoi cittadini siano in grado di leggere, studiare, informarsi, discutere, conoscere, capire; abbiano cioè gli strumenti culturali più appropriati per poter eleggere, senza condizionamenti emotivi, chi li dovrà rappresentare nelle istituzioni e nel governo del Paese, con competenza, serietà ed onestà. Solo attraverso la conoscenza si definisce la coscienza civile di una nazione. Altrimenti avremo sempre una classe politica a immagine e somiglianza di un elettorato disinformato. Con sommo piacere di chi è stato eletto. Pertanto non basta ubriacarsi di folla con una bandiera, di qualsiasi colore, e urlare slogan preconfezionati, se poi quella folla a cui si appartiene, al momento delle decisioni, non conta più nulla. Le cose da fare non reclamano l’applauso della piazza ma azioni immediate nell’interesse del Paese.

10 commenti:

  1. Nemmeno io amo la folla.
    La evito per una ragione molto semplice: mi fa star male.
    Non reggo la "fisicità" altrui. Troppi corpi tutti insieme mi danno le vertigini. E svengo.
    Non scherzo.

    RispondiElimina
  2. Hai un motivo in più per evitarla. E non ti perdi nulla :-)

    RispondiElimina
  3. un popolo colto, erudito, preparato, informato... non sarebbe gestibile e non manderebbe certo al potere i soggetti che ben conosciamo.
    Forse il problema vero sta nella spartizione delle folle, ognuno si è creato, costruito la propria, ovviamente stratificando. La storia ci insegna che dalle piazze, dalla folla, sono nate le rivoluzioni, non sempre, anzi, quasi mai portatrici di miglioramenti. Pensare che non è difficile da capire come funzioni, l'ultimo sciopero generale è stata una vera vergogna, totalmente inutile, un braccio di ferro Camusso/Landini contro il governo, una guerra personale e di potere fatta sulle spalle dei lavoratori, un centinaio di euro in meno nella busta paga per soddisfare livori personali e nella totale consapevolezza di non approdare a niente. Ecco, forse gran parte del tuo post è sintetizzabile proprio nella giornata del 12 dicembre scorso, emblema di una manipolazione di massa basata sulla demagogia

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Condivido il tuo commento. Come al solito, sempre esauriente. Grazie

      Elimina
  4. hai pienamente ragione. forse è sempre stato così, ma mi sembra che è soprattutto in tempi recenti che tra folla e arringatore di turno sia un parlarsi e un inseguirsi sempre più in basso, che dalla pancia stanno scendendo ancora più giù.
    ml

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Dici bene: "un inseguirsi sempre più in basso". Grazie e buona giornata.

      Elimina
  5. Condivido le tue parole. AS

    RispondiElimina
  6. La folla avvelena anche te: stalle lontana!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Infatti, il sottoscritto la evita.

      Elimina