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domenica 23 novembre 2014

Fuga nelle tenebre



Anche in questo libro, come nel suo precedente romanzo più famoso dal titolo “Doppio sogno”, Arthur Schnitzler (1862 – 1931) fa ricorso al monologo interiore, per descrivere i pensieri, le ossessioni, le angosce esistenziali che si annidano come un tarlo nella mente del protagonista. E tale riflessione introspettiva si rivela nel racconto talmente incisiva e straordinaria che lo stesso Freud - il padre della psicoanalisi - ne fu colpito, tant’è che usando proprio le parole coniate dallo scrittore viennese, il grande psicoanalista vedeva in Schnitzlel il suo “doppio”.

Il protagonista della vicenda narrativa - un quarantaduenne della  borghesia viennese - rientra nella sua città natale dopo aver trascorso un lungo periodo di vacanza solitaria in Italia. Gli era stata concessa per motivi di salute, al fine di recuperare quella serenità perduta e quella gioia di vivere che sembrava lo avessero abbandonato, dopo la morte prematura della moglie. E’ un uomo insoddisfatto del lavoro d’ufficio che svolge, qualsiasi divertimento lo annoia, e si sente di continuo “tormentato e perseguitato da ogni genere di stupide e stravaganti fantasticherie”. Dopo i primi mesi vissuti con serenità, ha la sensazione di non essere affatto guarito, avverte uno  strano moto dell’animo che lo rende inquieto, depresso, ansioso. Percepisce un disagio inspiegabile, non traducibile in parole, reso ancora più acuto man mano che si avvicina verso casa e verso quei ricordi di un recente passato. “Si erano sbagliati i medici o l’avevano ingannato di proposito affermando che sei mesi di vacanza gli avrebbero restituito completamente la salute? “.

Il nostro personaggio si sforza di indagare le origini nascoste di quel malessere, interroga la sua anima alla ricerca di un indizio significativo che possa liberarlo dalla quella sua crescente ansietà, da quella paura indistinta, che possa affrancarlo da certi pensieri bui e negativi che affollano la sua mente malata. Era rimasto sconvolto, in passato, da un doloroso episodio che aveva interessato un suo amico, affetto da un inguaribile attacco di follia; questa dolorosa vicenda lo aveva spinto a scrivere una lettera al fratello medico con cui lo supplicava - qualora avesse visto manifestarsi in lui i sintomi di una malattia mentale - di mettere fine immediatamente ai suoi giorni, in maniera sbrigativa e indolore, assolvendolo nel contempo da qualsiasi responsabilità.

Ma i suoi fantasmi continuano a visitarlo, gli offuscano il senno.  La sua incapacità di ricollegare con chiarezza gli avvenimenti lo tormentano sempre di più, una parte della sua passata esistenza sembra avvolta nelle buio e non riesce a districarsi bene dai ricordi del passato, tant’è che la sua mente lo ossessiona con idee assurde e maniacali. Si insinua imperiosamente in lui anche il sospetto di essere non solo l’assassino di sua moglie, ma anche della sua amante, di cui non aveva più notizie da tempo E’ vero che non esisteva alcuna prova, però più di una volta nel passato aveva avuto questi desideri malvagi, si era proposto e aveva desiderato di fare ciò che ora la sua mente gli ricordava. Nonostante tutto, il protagonista vive anche sprazzi di intensa felicità, ore di purissima gioia insieme a una donna di cui si innamora, ma questi momenti non bastano ad allontanare gli spettri delle sue paure e delle sue angosce che si agitano in lui e che albergano negli oscuri recessi dell’animo, non servono a placare la sua intima e profonda inquietudine.

E poi quella sciagurata lettera che aveva consegnato al fratello, con cui lo autorizzava a decidere della sua vita in caso di pazzia, lo perseguita, gli fa avvertire un’angoscia del tutto nuova, mai provata prima e lo spinge ad interrogarsi sulle sue reali condizioni di salute: è pazzo o è sano? ma a cosa gli serve essere sano se gli altri lo considerano pazzo?....ma i pazzi potevano essere anche gli altri...suo fratello, per esempio, che da un pò di tempo lo vede sotto una luce diversa, proprio quel fratello per il quale ha la certezza che non poteva esistere uomo al mondo che gli fosse più caro. E’ la sua ultima e delirante idea ossessiva: lo scruta in ogni occasione alla ricerca di qualche elemento che possa confermare i suoi timori, analizza i suoi comportamenti alla luce dei suoi oscuri presentimenti.

 
letto nel gennaio 2010

 

7 commenti:

  1. Io ricordo perfettamente di aver consegnato una lettera a mia sorella, spedendone una copia, per maggior sicurezza, anche al portinaio del suo amante e alla mamma del mio droghiere preferito, quello col quale avrei tanto voluto intessere una storia, prima di sposarmi con la donna che mi lasciò incredibilmente solo perché l'avevo lasciata sbadatamente nel parcheggio di Gardaland. E la lettera diceva testualmente: "Se scorgete sul mio comodino un libro di Schnitzler, bruciatelo (il libro, no il comodino..).

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    1. Ciao Franco....mi hai fatto sorridere. Che dirti? Schnitzler non piace a tutti. E' come il peperoncino, se ti piace bene, altrimenti meglio evitarlo. Comunque vedi di non metterlo mai sul tuo comodino un libro di Schnitzler, perché rischi che ti brucino anche il comodino. Un caro saluto :-)

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    2. Contavo di farti sorridere!... ma che dire.. l'esperienza di Doppio Sogno.. brucia ancora.. eheh..

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  2. Schnitzler!
    Questo però mi manca...

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    1. Ma allora qualcuno che non vuole bruciare Schnitzler esiste ancora! Un po' mi consola, perché credevo di essere il solo pazzo a leggerlo. Grazie per il sostegno :-)

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  3. Sicuramente è uno degli autori più interessanti, intelligenti ed innovativi del suo tempo. Chi non lo capisce ha qualche importante limite...

    Ho scritto qualche recensione su Lankelot,

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