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martedì 9 settembre 2014

Pronto, dove sei?...io sono sul treno.



Mi trovo sul treno sulla direttrice Roma-Napoli: amo in maniera particolare questo mezzo di trasporto. Più della macchina. Attorno a me tutti hanno un telefonino o uno smartphone (non so quale sia la differenza) tranne il sottoscritto.

Devo dire che a volte mi sento un alieno, uno che vive fuori dal mondo; tantissime altre volte, invece, sono felice di esserlo, e di appartenere ad una piccola schiera di privilegiati, non ingabbiati nel sistema isterico della telefonia mobile. Mi sento più libero: gli altri li vedo pedinati, seguiti, spiati.

Di fronte a me siede un tizio dall’aria mesta, che cerca di darsi un contegno, una certa importanza, attraverso l’esposizione, in bella mostra sul tavolinetto dello scompartimento, dei suoi tre cellulari di colore e grandezza diversi.

Il silenzio regna sovrano nello scompartimento, mentre il treno procede veloce la sua corsa, un piacevole silenzio che incoraggia la lettura e la meditazione. Inoltre, poter ammirare il panorama dal finestrino di un treno, per me, costituisce sempre un piacere raro. Questa pace dura poco, perché all’improvviso inizia una sinfonia di trilli che tocca tutte le possibili sonorità: Mozart, Leoncavallo, il canto del passerotto, il valzer, il chicchirichì del gallo, le campane a festa. Addirittura il fischio del treno. Ciò, mentre l’altoparlante interno avverte gentilmente la clientela di abbassare la suoneria dei cellulari, per non disturbare gli altri viaggiatori. Mi chiedo: ma chi sono questi altri viaggiatori?

Mi accorgo che il mio dirimpettaio (quello con i tre telefonini colorati) – che nel frattempo leggeva uno di quei giornaletti per semianalfabeti che distribuiscono gratis nelle stazioni – comincia a dare segni di impazienza: nessuno lo chiama, nemmeno per chiedergli se il treno è partito. Si sa che il servizio ferroviario lascia molto a desiderare. Ogni tanto, sempre più nervoso, alza lo sguardo dal “giornale” per vedere se c’è qualche segnale, invidioso degli altri passeggeri che già sono stati tutti chiamati e che hanno intavolato dotte disquisizioni sul più e sul meno. C’è una signora di una certa età, per esempio, tutta ingioiellata, che sfoggia pure una vistosa minigonna, la quale sta chiamando tutte le sue amiche per dire loro che, prima di salire sul treno, ha incontrato – pensate un po’ - Gigi Marzullo. E gli ha detto buongiorno. E lui ha risposto buongiorno. Che signora fortunata!

Osservo il tale con i tre telefonini colorati: ha lo sguardo perso nel vuoto. E’ in piena crisi di astinenza; e allora stanco di aspettare, afferra il primo apparecchio che gli capita (quello di colore rosso), compone il numero e chiama soddisfatto e sollevato: “pronto, dove sei?...io sono appena partito...sono sul treno”.

Dopo una lunga e “interessantissima” telefonata che mi son dovuto sorbire  e su cui stenderei un velo pietoso, ho appreso che l’interlocutore del mio occasionale compagno di viaggio si trovava sullo stesso treno: però due vetture più avanti. Per fortuna – ho pensato – che esistono i telefoni cellulari!

19 commenti:

  1. Ho riso, leggendo il post, lo confesso. Ridere è meglio che piangere, perché, ad essere sincera, ci sarebbe da piangere davanti a questo scenario ormai abituale. Di una tristezza infinita.

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  2. E' la malattia dei nostri tempi: la telefonite acuta. Grazie per la visita.

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  3. Io possiedo un cellulare (antidiluviano), però è come non lo avessi visto che lo dimentico sempre a casa. E quelle volte che l'ho con me riesco a non sentirlo e mi capita che qualcuno mi batte sulla spalla e mi dice "signora le suona il telefono". E provo una sensazione di vergogna ma non perché non l'ho sentito, ma perché ha suonato (meno male che suona raramente visto che il nr. lo possiedono pochi eletti). Quanto hai vissuto io lo vivo sul bus e se ci pensi è peggio, perché lì il viaggio dura poco, quindi pensare che uno non riesca a stare 15-20 minuti senza fare una telefonata è veramente da TSO. Ciao.

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    1. Anch'io mi sposto con gli autobus in città (vivo a Roma) e conosco molto bene i cellular-dipendenti. Amano discettare soprattutto quando i mezzi sono più affollati, perché l'uditorio è più vasto. Si telefona a chi sta lontano, ma le parole sono rivolte soprattutto a chi sta vicino. E chi sta vicino è costretto a subire, senza possibilità di scampo, un supplizio senza fine. Ma la cosa buffa è che, chi appare seccato per la telefonata del vicino, appena squilla il suo apparecchio telefonico si comporta allo stesso modo, dimenticando il fastidio che aveva provato prima ed incurante del disturbo che a sua volta arreca. Vittime e carnefici, controllati e controllori si scambiano i ruoli. Quelli che prima subivano la telefonata dell’altro, si vendicano telefonando, anzi urlando. Ciao

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  4. Sono vittima consenziente di cellularite acuta. Confesso. Ma certi episodi devono far riflettere: lavoro in banca e ogni tanto cambio filiale, per qualche mese sono stato nella nostra dipendenza di Genzano che, per motivi che ignoro, è praticamente schermata. per otto ore i cellulari non prendono e risultano inesorabilmente isolati. I primi tre giorni è stata tragedia pura, crisi di astinenza comunicativa isterica.. poi le note positive sono venute a galla, il rovescio della medaglia esaltato. Pace assicurata, nessun disturbo, se vuoi chiami te dal fisso ma nessuno potrà invece cercarti e tanto meno trovarti che tu non voglia. Dicesi comunicazione unilaterale. Leggesi paradiso dei sensi.. ;)

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    1. Sei un reo confesso e puoi beneficiare di un terzo della pena :-)

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  5. Davvero spassoso questo post! Mi sono fatta delle belle risate meditando sulla pochezza e banalità di tanta gente. Cattiva? Direi di no. Mia mamma quando ero piccola mi diceva spesso :" Chi è causa del suo mal, pianga se stesso."

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  6. Quando il cellulare non esisteva (solo una ventina di anni fa?) questi “casi umani” non erano facilmente riconoscibili: si, perché non avendo la possibilità di esternare pubblicamente il proprio pensiero, il silenzio li copriva, li rendeva non identificabili . Il telefonino l'ha smascherati, li ha resi visibili. Sul treno e in tutti i posti affollati abbondano. Per la gioia di uno come me, attento osservatore.

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  7. Non credevo esistessero persone senza telefonino

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  8. Dobbiamo ammetterlo, e io sono il primo a farlo, che uno strumento davvero rivoluzionario come il cellullare è diventato la nostra ossessione quotidiana. Si telefona anche quando se ne potrebbe fare a meno. Comunque divertente il post che rappresenta molto bene l'uso sbagliato del cellulare. ciao.
    SB

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  9. Dobbiamo ammetterlo, e io sono il primo a farlo, che uno strumento davvero rivoluzionario come il cellullare è diventato la nostra ossessione quotidiana. Si telefona anche quando se ne potrebbe fare a meno. Comunque divertente il post che rappresenta molto bene l'uso sbagliato del cellulare. ciao.
    SB

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    1. Dici bene: è una vera ossessione. E il cattivo uso può avere conseguenze deleterie. Grazie per il passaggio SB.

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  10. Veramente non hai il cell?
    Ti stimo!

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  11. Grazie per la stima. Si, non ho il cellulare: non ho mai avvertito questa necessità. Se devo fare una telefonata, uso quello di casa. Non vedo perché dovrei telefonare o ricevere telefonate per strada, tra la gente, sui mezzi pubblici. Attraverso l'uso che ne fanno gli altri, io faccio autoanalisi e mi dico: non ridurti come loro. Ha reso le persone più ansiose: se uno esce di casa senza, va nel panico. Il telefonino rende tutto urgente. E poi è uno strumento "scostumato". Se per esempio io e te ci troviamo in amabile conversazione e squilla il tuo cellulare, tu mi lasci come un carciofo per dare retta a quel tuo interlocutore lontano. Si intromette, senza chiedere permesso... no, no...Il telefonino non fa per me. Ciao Silvia

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  12. approvo ogni concetto.
    pensiamo di soddisfare un bisogno e non ci accorgiamo di coltivare invece una dipendenza.
    personalmente non ho mai comprato un telefonino, ma sono stata obbligata all'uso di questo strumento dai miei familiari.

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  13. io ho un vecchio cellulare, è carino per il colore, serve giusto per telefonare e già quando squilla mi angoscia, perché io mi rompo a parlare al telefono. Non capisco come certe persone non si stufino della loro voce a forza di fare "bla! bla!".

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  14. Quel "bla bla" li fa sentire importanti...ciao Sara :-)

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