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venerdì 19 settembre 2014

Il sopravvissuto



E’ un romanzo duro, spietato, inquietante, la cui avvincente narrazione ci spinge a profonde riflessioni.
La vicenda si svolge in un liceo come tanti, ubicato in un immaginario paese dell’interland milanese (Casalegno). Tutto è pronto per iniziare la quarta prova dell’esame di stato, quando succede l’irreparabile: Vitaliano Caccia, il primo esaminando, già ripetente e destinato ad una seconda bocciatura, piomba nell’aula dove dovrà tenersi l’esame e, impugnando una pistola, stermina ad uno ad uno i 7 professori della Commissione che avrebbero dovuto interrogarlo. Ne risparmia solo uno: Andrea Marescalchi, il suo insegnante di Storia e Filosofia. Il sopravvissuto. Questa è l’estrema sintesi del libro di Andrea Scurati - vincitore del premio Campiello nel 2005 - uno degli scrittori più interessanti del panorama letterario italiano.
Perché un gesto così estremo? Quali sono le responsabilità della scuola e della società, se responsabilità ci sono, allorquando si verifica un tale efferato episodio di violenza omicida? E la famiglia quale ruolo gioca nella nostra società affinché i suoi figli possano crescere “vestiti” di sani principi morali? Questi sono gli interrogativi che potrebbero nascere dalla lettura di questo libro. Il sopravvissuto, invece, se ne pone altri. In particolare uno: perché solo lui è stato risparmiato dalla carneficina?. Poteva essere ucciso come tutti gli altri, invece l’assassino ha deciso di salvarlo. Quali meriti nascosti poteva mai avere in virtù dei quali Vitaliano Caccia l’ha voluto così ringraziare risparmiandogli la vita? E in questa ricerca, finalizzata a trovare una plausibile risposta, il professor Marescalchi si macera nei dubbi e nell’angoscia fino ad arrivare a pensare che sia egli stesso l’ispiratore dell’atto crudele; sia egli stesso il male, quel male che potrebbe albergare in ognuno di noi in attesa di liberarsi e deflagrare.
Un libro duro, come dicevo, che intende anche indagare su quegli aspetti comportamentali dei mass media alle prese con il racconto/spettacolo di eventi criminosi, che vanno a colpire emotivamente l’immaginario collettivo. E in questa narrazione si inseriscono, con forza e visibilità, alcune voci di contorno che appartengono alla cosiddetta “società civile” (presidi, psicologi, avvocati, magistrati, giornalisti) “perché un dolore che si consuma nell’invisibilità, una sofferenza che strugge senza esser vista, è più di quanto l’essere umano possa sopportare”.
 

4 commenti:

  1. L'ho letto qualche anno fa: ne rimasi molto colpito. Un libro interessante.

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    1. E' un libro che colpisce davvero....considerate quelle pistole puntate :-)

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  2. Grazie per averci segnalato questo libro di Antonio Scurati.
    Dora

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  3. Grazie a te, Dora, e benvenuta nel mio blog.

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