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sabato 23 agosto 2014

Quel che resta del giorno



E’ uno dei romanzi più belli che io abbia letto in questi ultimi tempi; tale convincimento è maturato in me prima ancora che terminassi di leggerlo, tant’era il piacere che provavo man mano che scorrevo le pagine di questo autentico capolavoro della letteratura. La bellezza del romanzo, su cui aleggia una sottile malinconia, nasce essenzialmente dall’eleganza e dalla sontuosità della prosa, ma anche dalle profonde riflessioni che scaturiscono dalla sua lettura.

Credo che solo un raffinato giapponese naturalizzato inglese, come Kazuo Ishiguro, poteva scrivere un tale romanzo che ha come protagonista un altrettanto raffinato ed elegante maggiordomo – Stevens – che trascorre tutta la sua vita nella nobile residenza inglese di Darlington Hall, nei pressi di Oxford, al servizio di un ricco gentiluomo (lord Darlington), anche se moralmente discutibile. Dal libro è stato pure tratto un bellissimo film del regista James Ivory interpretato magistralmente dall’attore inglese Anthony Hopkins.

E’ un’ avventura umana ed esistenziale - raccontata in prima persona dallo stesso protagonista – che tende ad esaltare e custodire una tradizione ed una nobile professione tipicamente anglosassone, come quella del maggiordomo, il cui adempimento richiede il possesso di “una dignità all’altezza della posizione che occupa” attraverso l’assoluta fedeltà nei confronti del datore di lavoro, al quale Stevens dedica non solo le sue migliori energie, ma finisce per sacrificare la sua stessa vita, i suoi stessi sentimenti in quella sorta di prigione dorata. Una vita che, seppure non gli permetta di viaggiare e di visitare luoghi pittoreschi, in effetti gli offre l’opportunità di conoscere tutta l’Inghilterra, collocato com’ era in una dimora “nella quale si radunavano le più illustri signore e i più insigni gentiluomini del paese”, il privilegio di svolgere la sua professione stando al centro stesso dei grandi eventi che interessavano il mondo intero. Ma qualcosa cambia nel suo mondo chiuso ed ovattato, almeno dal punto di vista psicologico,  allorquando il suo nuovo signore e datore di lavoro, Mr. Farraday, un americano che aveva comprato la nobile residenza alla morte di lord Darlington – approfittando di un suo viaggio negli Stati Uniti - lo invita a prendersi un po’ di riposo e a fare un giro di alcuni giorni attraverso l’Inghilterra.

Il viaggio, che intraprende da solo dopo qualche titubanza, gli offre l’opportunità di fare, per la prima volta nella sua vita, un percorso interiore alla scoperta di se stesso, una profonda e nostalgica riflessione sugli eventi e sui ricordi del passato, sulla sua vita completamente dedicata alla causa della sua professione e del suo illustre padrone. Un viaggio che costituisce anche l’occasione per rivedere dopo tanti anni miss Kenton, la governante che aveva lavorato alle sue dipendenze nel passato; tra i due c’era stato un ottimo rapporto professionale, che però non era mai sfociato in un sentimento più intimo e personale, capace di cambiare le loro esistenze e di dare concretezza e vivacità ai loro desideri.  

( letto nell’ aprile del 2011)

5 commenti:

  1. trama interessante ... lo leggerò!

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    1. E' un bel libro. Te lo consiglio. Ciao Silvia

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  2. Grande libro e film da vedere e rivedere. Perfetta ambientazione e ottima interpretazione.

    Credo proprio anche io che solo un giapponese naturalizzato inglese, con la sua vera raffinatezza, poteva scrivere pagine eleganti così colme di una malinconia impalpabile e riflessioni colme.
    Bellissima la parte sul "viaggio" di Stevens.

    Grazie, remigio.
    Un sorriso
    gelsobianco

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    1. -riflessioni profonde-
      non... "riflessioni colme"
      mio refuso
      chiedo scusa
      gb

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  3. Sono d'accordo con te, Gb: un grande libro e un bellissimo film. Un caro saluto. Remigio.

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