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venerdì 11 luglio 2014

Un visionario su un trono di legno



Ci sono alcuni grandi libri che pur avendo ottenuto, al momento della pubblicazione, un notevole successo di pubblico e di critica - magari vincendo anche dei premi letterari importanti – vengono, in seguito, inspiegabilmente abbandonati dagli editori e dai lettori. E’ il caso de “Il trono di legno” di Carlo Sgorlon, vincitore del Super Campiello nel 1973; il romanzo, dopo alcune fortunate edizioni negli anni immediatamente successivi alla sua pubblicazione, oggi sembra completamente rifiutato dagli editori e risulta introvabile per gli amanti delle buone letture. Per fortuna che ci sono i mercatini dell’usato, dove ho trovato questa vera perla della nostra letteratura del Novecento. Uno si chiede perché un libro, così bello e così poetico, sia fuori catalogo e perché mai gli editori, oggi, preferiscano le melense storie di attualità, ampiamente enfatizzate dai mass media, anziché le vicende universali ed epiche rappresentative dei sentimenti e dei valori di un intero popolo - narrate in questo romanzo - il cui autore resta fortemente legato alla sua terra e al suo popolo: il Friuli. Carlo Sgorlon è figlio di quella civiltà contadina, presente in tutta la sua opera letteraria, che oggi appare lontana anni luce dalla modernità e dalle mode imposte dai mezzi di informazione. Era e rimane, lo scrittore friulano, una figura controcorrente, quasi anarcoide, cantore di un mondo scomparso e paladino di una civiltà agreste legata alla terra ed alla sua conservazione. Forse per queste sue peculiarità, egli è inviso al gusto contemporaneo ed alle avanguardie letterarie dei nostri tempi. Eppure, la narrativa di questo scrittore - morto a Udine nel 2009 - ha il pregio di portare all’attenzione di tutti noi uno dei problemi che ci riguarda più da vicino, ossia quello ecologico da cui dipende non solo la salvaguardia della natura, ma la nostra stessa sopravvivenza.

Carlo Sgorlon si distingue soprattutto per la sua grande capacità di saper raccontare delle storie, che dilatano lo spazio e lo moltiplicano. “Il trono di legno” è appunto la storia di un indimenticabile sognatore e visionario, Giuliano, che vive in un paesino del Friuli; da ragazzo “visse sempre con la testa piena di vento” e tutto ciò che sapeva del mondo l’aveva appreso soprattutto dai libri, che leggeva “con accanimento barbarico”. Orfano di entrambi i genitori, il suo sogno più grande era quello di riuscire a trovare il nonno paterno che nel paese tutti ricordavano come il danese, un ex marinaio e avventuriero che disprezzava il denaro, che aveva navigato in tutti i mari del mondo e poi aveva fatto perdere le sue tracce.

Non si può non rimanere affascinati da Giuliano che mentre pensava a un lavoro, nello stesso tempo continuava a immaginare il suo futuro come “una vacanza senza limiti e piena di intatte possibilità”, o simile ad un miraggio “che non spariva, ma neppure si lasciava raggiungere, spostandosi sempre più in là”; che la vita gli sembrava “come un palcoscenico sul quale da un momento all’altro sarebbe dovuta apparire qualche recita sontuosa”; che aveva la tendenza a rifuggire dal concreto perché gli piaceva “soltanto ciò che appaga la fantasia” e che da bambino immaginava che qualcuno potesse assistere invisibile alle sue prodezze, una sorta di pubblico potenziale, tanto da arrivare quasi a sentire il riso e la voce di quegli invisibili spettatori.

Altri incredibili personaggi costellano questo libro: tra tutti, la figura di Pietro, la cui vita era stata “un andare e un venire, un girare e uno smarrirsi in luoghi lontani, sempre ai confini del mondo”. Egli amava descrivere i deserti, i laghi in tempesta, le montagne piene di neve, i branchi di lupi e i boschi sterminati con immagini singolari e indimenticabili. Nei suoi racconti si mescolavano fatti veri e leggende come se non avesse ben chiara la distinzione tra realtà e fantasia, come se tendesse all’annullamento di quella differenza.  

E poi troviamo due figure di donne indimenticabili, due sorelle molto diverse l’una dall’altra, Flora e Lia, amate entrambe da Giuliano, attorno alle quali si erano polarizzati tutti i suoi sogni e i suoi desideri; la prima, “di selvatica indipendenza” aveva l’aria di essere sempre in fuga da qualcosa o alla ricerca di qualcosa, la seconda, invece, era molto più tranquilla, pervasa da un forte sentimento verso il sacro, dall’indole delicata.

Il trono di legno è un libro molto profondo, con diverse chiavi di lettura. E’ innanzitutto un romanzo di formazione che si sviluppa all’interno di tematiche molto più complesse come il passare del tempo, con quella sua natura “ambigua e stregata, che sembra far esistere e durare le cose, mentre in realtà non fa che crearci l’illusione di esse e disgregarle senza rimedio”; è un libro che affronta poi il problema, attualissimo, della scomparsa della civiltà contadina, a cui l’autore era molto legato: “ero sempre vissuto in campagna o in montagna, lontano da stabilimenti, da ciminiere o strade frequentate, e perciò non avevo avuto grandi occasioni per accorgermi che la civiltà degli artigiani e dei contadini stava sparendo, sostituita da quella delle fabbriche e dei motori. Il mondo che amavo sarebbe scomparso, e al suo posto sarebbe venuto uno che mi era indifferente”. A parlare così è Giuliano, e potrebbe essere l’alter ego di Sgorlon.

E’ un libro che si sofferma sull’importanza dell’immaginazione e della fantasia, che liberano la mente dalle angosce e rendono la vita più leggera; è un libro sulla bellezza delle parole, le cose più solide del mondo, che durano in eterno e suscitano mirabili suggestioni.

 

7 commenti:

  1. Non ho mai letto Sgorlon.
    Il problema dei libri introvabili è pesante, in certi casi.
    Un periodo ho cercato ovunque i primi tre libri di Rocco Carbone. Niente. Ci ho rinunciato.

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  2. A volte i libri introvabili sono autentici capolavori. Io invece non avevo mai sentito parlare di Rocco Carbone, morto in un incidente stradale a Roma. Naturalmente non si possono conoscere tutti gli scrittori...

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    1. No, non si possono conoscere tutti gli scrittori.
      E per fortuna dire. Così non si corre il rischio di annoiarsi!

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  3. Mi ha fatto venir voglia di leggerlo... adesso però devo trovarlo ;-)

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  4. Se non dovessi trovarlo, te lo posso sempre prestare :-)
    grazie della visita

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  5. Mai letto niente di questo autore.
    Vedrò di rimediare!

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    1. Non te ne pentirai. Grazie Silvia

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