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venerdì 6 giugno 2014

Il tempo ci divora



E’ proprio vero, noi vorremmo ammazzare il tempo ma inesorabilmente è sempre il tempo che ammazza noi. E’ una battaglia persa quella che intraprendiamo, appena nati, con il padrone predestinato della nostra esistenza. Ma che cos’è dunque questa entità astratta che domina la vita di tutti noi? Per sant’Agostino il tempo non esiste in quanto è una dimensione dell’anima; egli affermava: “se nessuno me lo chiede lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede non so cosa rispondere”.
Effettivamente nulla è più sfuggente e inafferrabile del tempo che ci accompagna come un’ombra in ogni istante della nostra vita, che scandisce le nostre giornate dalla nascita fino alla morte. Per poterlo percepire abbiamo inventato l’orologio e il calendario; ci affidiamo a questi strumenti per controllarlo, per programmarlo, per piegarlo ai nostri bisogni, ma non possiamo fermarlo, come ci piacerebbe fare in molte occasioni. “Vorrei fermare il tempo in questo dolce istante”, cantava Adamo negli anni ‘70. Ma il tempo, proprio nei momenti più belli, sembra avere una maggiore rapidità, acquista la velocità del suono. E allora per illuderci di poterlo domare, per allontanare questo pensiero ingombrante che ci assilla e, in qualche maniera, per rallentare la sua corsa ci adoperiamo alacremente per riempirlo di cose, di lavoro, di divertimenti, di programmi, di impegni, di doveri, di incontri.

La nostra società, per effetto di un progresso tecnologico ormai incontrollabile, va sempre più veloce e il tempo reale è ormai al di sotto delle nostre effettive possibilità percettive. Non possiamo più competere con i tempi di un computer; non abbiamo più coscienza di come possa essere il tempo nel prossimo futuro. Verrebbe da dire che l’unico tempo certo è quello del passato, legato appunto al ricordo di un luogo o di un momento vissuto. Anche nella comunicazione il tempo è diventato talmente veloce che un avvenimento qualsiasi, nel momento stesso in cui accade, diventa già superato da un altro ancora, in un continuo frenetico rincorrersi senza fine. Il tempo è diventato un valore economico, una merce che ha un prezzo altissimo: chi arriva prima vince, gli altri soccombono. E’ cambiato anche il rapporto tra spazio e tempo, si sono accorciate le distanze tra paesi e mondi diversi. Arriviamo prima, facciamo prima, concludiamo prima. Eppure non abbiamo mai tempo. Sembra un paradosso: la tecnologia doveva farci guadagnare tempo, abbiamo inventato strumenti che velocizzano al massimo il tempo, eppure questa velocità non ci basta. Basta vedere come diventiamo impazienti se per un attimo il computer si blocca, come diventiamo isterici se ad un nostro messaggio non segue una immediata risposta.
Ma al di là del rapporto che esiste tra il tempo e i vari mezzi tecnologici, la percezione del tempo cambia a seconda delle circostanze e delle situazioni che ci troviamo a vivere; diceva Albert Einstein “quando un uomo siede un’ora in compagnia di una bella ragazza, gli sembra che sia passato solo un minuto. Ma fatelo sedere su una stufa per un minuto e gli sembrerà più lungo di un’ora”. E’ chiaro che nel momento in cui siamo felici le ore diventano minuti e non ci accorgiamo del loro trascorrere; al contrario quando, per esempio, non riusciamo a prendere sonno perché siamo preoccupati, ci sembra che il tempo non passi mai e che si sia fermato. Eppure i tempi tecnici sono gli stessi, solo che noi li viviamo in maniera diversa, con uno spirito psicologico ed emotivo differenti: la gioia riduce tanto il tempo, quanto il dolore lo dilata a dismisura. Ma la sensazione varia anche a seconda dell’età e dell’esperienza. I giovani, per esempio, non avvertono mai il suo fluire perché la giovinezza, che apparentemente sembra un’età molto lunga, concede loro un privilegio che ad altri non è concesso e cioè quello di poter contrastare il tempo e addirittura sprecarlo, dal momento che ne possiedono in abbondanza; a volte per loro scorre addirittura troppo lento, tant’è che non vedono l’ora di diventare grandi, maturi e indipendenti. Non sanno a cosa vanno incontro. Infatti, una volta diventati grandi, ci si guarda indietro e  ci si accorge che, dopo i quaranta il tempo comincia a galoppare, passati i cinquanta precipita giù come un masso da una montagna e dopo i sessanta - poiché ci troviamo in età pensionabile - gli anni ruzzolano uno dietro l’altro a velocità interstellare, nonostante si viva l’illusione di giornate lunghissime, rese tali dai minori impegni.
Al suo passaggio il tempo corrode la vita e lascia i suoi segni sulle cose e sugli uomini, sulla facciata di una casa così come sul volto di una persona. Pensare di fermare o di cancellare il tempo è pura follia; è un immorale pensiero di onnipotenza insito in tutte quelle persone che, ad una certa età, proprio nel momento in cui il tempo sta per travolgerle, credono di poterlo bloccare attraverso un intervento di chirurgia estetica. Stendiamo un velo pietoso su questi penosi restauri.

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